Calce – Quando i migranti eravamo noi

“Forse, tra poco, saremmo stati anche noi dei senza patria,
costretti a girare da un paese all’altro, da una questura all’altra,
senza più lavoro né radici, né famiglia, né case”

Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

LA STORIA

Sono parecchie le cose nascoste nelle famiglie, esattamente come in quella dei Coppola, famiglia originaria dell’hinterland a nord di Napoli, cresciuta con il lavoro edile. Tre generazioni si diramano all’interno di questa saga familiare intrecciando i loro legami da emigrati in Svizzera, uno dei paesi più ricchi ma anche più intolleranti d’Europa, dove razzismo e pregiudizio la fanno da padroni specie nei confronti dei Meridionali. Fa poca differenza se siamo noi italiani a scappare dalla miseria in cerca di futuro: ci sarà sempre qualcuno che senza un apparente motivo vorrà rispedirti a casa a calci nel culo, anche se una casa non ce l’hai e forse neanche “il culo”.    

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CASAMONICA – Le mani su Roma

“La mia città non mi piaceva per questo ho deciso di restare.
Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”

Paolo Borsellino

L’INIZIO
È durante la torrida estate del 2015 che l’Italia intera si accorge con sgomento dell’esistenza del Clan dei Casamonica: durante i funerali di Vittorio Casamonica le note del film ”Il Padrino” accompagnano la carrozza funebre scortata dalla Polizia Municipale mentre piovono petali lanciati da un elicottero e sulla chiesa campeggia la scritta ”Re di Roma”. Sembrano le scene di un film, eppure è la cruda realtà. Da allora video di minacce, pestaggi, aggressioni, ruspe e abbattimenti hanno riempito i notiziari portando l’attenzione dei media nelle periferie romane, regno incontrastato dei Casamonica.

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#RiLeggi – Riscopriamo il Libro

“I libri sono specchi che riflettono ciò che ci portiamo dentro.”
Carlos Ruiz Zafón

Appuntamento imperdibile Venerdì 28 Giugno in P.zza Pertini (sotto la teglia) ad Orta di Atella (CE) con la rassegna culturale #RiLeggi – Riscopriamo il Libro: un’intera giornata dedicata alle storie che ci hanno accompagnato fin da ragazzi da passare in compagnia dei più piccoli.

Due generazioni che si incontreranno, passato e presente, grazie a quelle emozioni e alla magia unificatrice che solo i libri sanno regalarci, e insieme tracceremo la strada che attraversando sogni e desideri ci porterà dritti ad immaginare un nuovo futuro. Respireremo finalmente un’aria nuova e magica, l’aria della cultura, della conoscenza, della solidarietà, della musica, dell’immaginazione, dello stare insieme, per la felicità di grandi e piccini. Continua a leggere #RiLeggi – Riscopriamo il Libro

Terra dei Fuochi e non solo

«Cercate l’Antica Madre dove la stirpe di Enea,i figli dei suoi figli e più tardi i loro nipoti,domineranno uno spazio immenso di terra e di mare»

Virgilio, Eneide

“Cercate l’antica madre” è il racconto personale e umano degli uomini e delle donne della Terra dei Fuochi che combattono ogni giorno per amore della propria famiglia e della propria terra. Solo tra le province di Napoli e Caserta, secondo Antonio Giordano, direttore dell’Institute for Cancer Research di Philadephia siamo di fronte ad un vero e proprio biocidio, una tragedia ambientale senza precedenti che ha portato gravissime ripercussioni sulla salute dei cittadini, e che molti scienziati hanno definito come il più grande laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto mai esistito. Ma oltre alla Terra dei Fuochi che tutti noi purtroppo conosciamo perché ci viviamo o perché balzata alle cronache per via dei roghi appiccati ogni giorno, degli sversamenti illeciti di rifiuti tossici e per l’alto tasso di mortalità tumorale, ci sono decine di “Terre dei Fuochi” sparse per l’Italia, da Nord a Sud, che fanno meno rumore ma che sono altrettanto gravi. Continua a leggere Terra dei Fuochi e non solo

L’infelicità italiana – I migranti e noi

Partendo dall’autofiction, con l’Infelicità Italiana, Maurizio Braucci mette a nudo il lato più oscuro e razzista degli italiani. Dal quartiere Vasto di Napoli fino al cuore della Calabria, l’autore viviseziona i centri di accoglienza per indagare sui retroscena legati al fenomeno dell’immigrazione e di come le politiche di accoglienza siano talvolta un pretesto per nascondere veri e propri giri d’affari che si consumano sulle spalle e nel disprezzo dei migranti stessi. Continua a leggere L’infelicità italiana – I migranti e noi

Il Sessantotto Visionario di Renzo Paris

IL MONDO CHE CAMBIA

Molto è stato scritto sul Sessantotto eppure dopo 50 anni c’è ancora tanto da dire.

Lo spirito rivoluzionario di quel periodo si manifestò già qualche anno prima negli Stati Uniti, a partire dalle battaglie per i diritti civili degli afro-americani e dal movimento pacifista contro la guerra in Vietnam, fino al Maggio Francese che aprì le porte al nostro Sessantotto. In quegli anni avvenne una vera e propria rivoluzione culturale che cambiò ogni aspetto della vita sociale: l’esigenza di costruire una nuova soggettività portò al ripensamento dei concetti classici di lavoro, famiglia, scuola e sesso. La contestazione non voleva prendere il potere bensì abbatterlo secondo un ideale di liberazione totale. E se è vero che quegli anni furono ricordati come fenomeno di costume (i capelloni, i jeans, le minigonne, l’eskimo, l’alcool e il fumo) è soprattutto grazie alle nuove suggestioni nate in quell’epoca che ci fu un’esplosione straordinaria di linguaggi, forme, culture, pratiche e immaginari fino ad allora inesplorati.

I passi della contestazione danzavano al ritmo psichedelico di Jimi Hendrix e Janis Joplin, di Beatles e Rolling Stones, di Led Zeppelin e The Doors, mentre cantautori come De André, Guccini, Joan Baez e Bob Dylan conciliavano poesia e impegno civile. Al cinema la fantascienza diveniva realtà con 2001: Odissea nello spazio mentre Il Laureato consacrò Dustin Hoffman al successo hollywoodiano; nel frattempo i registi italiani come Bertolucci e Bellocchio avevano saputo rappresentare meglio di tutti il vento del cambiamento. Protagoniste di quell’epoca furono le storie nate dalle penne di Fenoglio, Bassani, Silone, Sciascia, Buzzati, Morante. I giovani di quella stagione avevano sviluppato le proprie idee leggendo i saggi di Debord, Sartre, De Beauvoir, Althusser, Bourdieu, Marcuse, Deleuze e coltivavano il mito dei grandi rivoluzionari come Che Guevara, Mao Tse-Tung e Ho Chi Minh. Il Sessantotto ha rappresentato dunque un momento storico di importante rottura con il passato, senza il quale non saremmo diventati ciò che siamo oggi.

IL LIBRO

Sessantotto Visionario è un memoir, una lettura dal di dentro che ripercorre passo dopo passo le lotte del Movimento studentesco con genuinità e spensieratezza e che ha come sfondo un periodo storico ricco di memorie del nostro passato. Protagonista il giovane Paris che avanza verso la laurea mentre studenti, donne e lavoratori scendono in piazza. Ribellarsi ad una società ingiusta caratterizzata da grandi disparità socio-economiche fu la parola d’ordine dei giovani di quell’epoca il cui scopo era quello di trasformare la società secondo i principi di uguaglianza, libertà e partecipazione. Giovani inclini alla visionarietà, pieni di fiducia e di speranza, irrompono sulla scena diventando i protagonisti indiscussi del cambiamento.

Attraverso questo racconto Paris mette in luce una ricostruzione ricca di suggestioni e immagini, una parentesi gioiosa che se da un lato aprì la strada alle lotte del Movimento operaio, dall’altro subì la torsione autoritaria dello Stato. Di lì a poco la società dei consumi profetizzata da Pasolini avrebbe indebolito il pensiero critico, smobilitato la contestazione e spoliticizzato i giovani per fare posto al culto dell’immagine, fino a dominare ogni aspetto della vita quotidiana. Il Sessantotto non sembra dunque un periodo storico finito ma una parentesi aperta, un’esigenza di cambiamento viva, una domanda a cui non è stata data ancora una risposta.

L’AUTORE
Romanziere, poeta, critico, saggista già docente di Letteratura Francese presso l’Università di Salerno e l’Università della Tuscia Renzo Paris è un intellettuale a 360° oltre che uno dei più importanti scrittori contemporanei. Padre indiscusso dell’autofiction è stato autore di opere tradotte in tutta Europa – intramontabile il suo bestseller Cani sciolti – e di importanti studi su Moravia, Silone e Pasolini. Da saggista e traduttore si è impegnato a diffondere in Italia le opere di G. Flaubert, G. Apollinaire, J. Prévert e i suoi lavori editi da Garzanti, Bompiani, Giunti, Feltrinelli, Mondadori. Ha collaborato con riviste e testate nazionali tra cui il Corriere della Sera, la Repubblica, il Manifesto, L’Espresso

* Evento fb: https://goo.gl/Uo4R4p

La Genovese: L’amore e la rabbia del Sud

Amore, passione, nostalgia e rabbia, sono questi gli ingredienti de “La Genovese”, elementi che l’autore mescola sapientemente proprio come in un buon piatto di genovese, di quelle che sanno fare solo a Napoli e che a Genova non sanno manco cos’è. E il nome del protagonista, Frank, tradisce solo in parte le sue origini meridionali: figlio di un Sud sfruttato, denigrato e violentato dalla corruzione e dal malaffare, è uno di quelli che non hanno mai chinato il capo e che nel suo lavoro, quello di giornalista, ci ha messo passione e coraggio, sempre in direzione ostinata a contraria.

Sullo sfondo un Sud che non cambia mai, sempre uguale a se stesso, impantanato nella palude del potere politico e di quello criminale che spesso e volentieri vanno a braccetto lì dove c’è l’odore degli affari e del profitto. E’ quanto accaduto col Terremoto in Irpinia del 1980, dove il dramma umanitario delle vittime e degli sfollati, i “terremotati”, si trasformò nella più grande speculazione edilizia mai avvenuta, confermata successivamente dall’inchiesta condotta dai magistrati di Mani Pulite. Continua a leggere La Genovese: L’amore e la rabbia del Sud

“Solo un Prete” – La Storia di Don Peppe Diana Venerdì 19 Ottobre

Se ti raccontassi la storia di un amico che non ha mai svolta attività di anticamorra, che non ha mai scritto, di pugno suo, quel famoso documento di cui tanto si è parlato; se ti raccontassi che non è stato altro che un prete di paese …

Scritto a quattro mani, nella forma di un racconto/intervista, “Solo un prete” di Giuseppe Sagliano e Luigi Intelligenza si presenta come un tentativo di fare chiarezza sulla figura e la storia del prete di Casal di Principe don Giuseppe Diana, ucciso il 19 marzo del ’94 nella sua chiesa mentre si accingeva a celebrare messa. Un qualcosa dunque che finora mancava nella nostra pubblicistica locale e nazionale: di articoli di giornali, come anche di libri, sulla figura del prete anticamorra, ne sono stati scritti tanti e diversi, dalla sua storia è stato ricavato anche uno sceneggiato televisivo con importanti personaggi del mondo dello spettacolo.

I primi due libri: uno ancora nel ’94 curato da Goffredo Fofi, “Per amore del mio popolo. Don Peppino Diana vittima della camorra” (Tullio Pironti ed.); l’altro, solo l’anno dopo, Nel solco della speranza (a cura di F. Angelino e E. Rascato Editrice Redenzione). Mentre il primo testo era frutto immediato di un gruppo di intellettuali, tra loro anche mons. Nogaro vescovo di Caserta, che accentuava la lettura socio-politica del prete assassinato dalla camorra, l’altro testo nasceva in ambito prettamente ecclesiale della diocesi aversana e conteneva i ricordi personali di coloro che lo avevano conosciuto da vicino.

Sono questi i due filoni sui quali si è mossa la memoria pubblica di don Peppe Diana: esaltazione della figura di prete anticamorra impegnato nel sociale fino a farne un agitatore politico, lettura intimistica di un prete nella sua attività pastorale.

“Solo un prete” va al di là di questi due estremi e al di fuori di stereotipi precostituiti cerca la figura autentica di don Peppe Diana con gli occhi dolenti di chi lo ha conosciuto di persona e ancora oggi non si rassegna alla sua perdita:

La natura di don Peppino Diana era quella di uomo di chiesa, di uomo e sacerdote imprescindibili l’una dall’altra, di guida spirituale, di insegnante, di capo scout. Don Peppino Diana esprimeva il proprio pensiero da intellettuale attraverso la parola del vangelo, lo faceva con facilità, perché nella parola di Dio cercava conforto, cercava spiegazioni, offriva soluzioni

Precisare che don Peppe non era in primo luogo un prete anticamorra, ma solo un prete e se si vuole un intellettuale, significa sminuirne la figura?

E perché questa lettura arriva solo ora ad un quarto di secolo dalla sua morte dopo che mass media, giornali, cinema e quant’altro, ne hanno fatto un’icona pubblica della lotta alla criminalità organizzata?

Questi, insieme a tanti altri, gli interrogativi ai quali saranno chiamati a rispondere gli autori del libro.

L’incontro vedrà, dopo i saluti delle autorità, gli autori direttamente in dialogo con i cittadini, il tutto coordinato dal prof. Luigi Mozzillo e promosso dal Centro Studi Massimo Stanzione di Orta di Atella in collaborazione con le associazioni locali Archeoclub di Atella e Città Visibile.

“Tutte le promesse” – Una storia apocrifa al Collettivo Città Visibile

Un importante appuntamento per il collettivo Città Visibile che ospiterà nella sede di piazza Pertini la presentazione del libro di Raffaele Mozzillo “Tutte le promesse – una storia apocrifa”. L’incontro è previsto per le 10:30. Oltre all’autore interverranno Stefano Mormile, del collettivo Città Visibile, Giuseppe D’Antonio, editore, ed Ernesto Rascato, storico libraio della Libreria Quarto Stato di Aversa e candidato al Senato della Repubblica nelle file di Potere al Popolo, progetto politico sposato anche dal collettivo ortese.

Il libro di Mozzillo è di una potenza straordinaria e crea subito una forte empatia tra il protagonista e il lettore. L’adolescenza vissuta da Lello in “uno di quei paesi stretti tra la città e l’Asse di Supporto Nola-Villa Literno, monumentale infrastruttura, nata con la legge del post terremoto per collegare con una strada a scorrimento veloce i comuni dell’area a nord di Napoli e quelli dell’Agro Aversano con la rete autostradale”.

In perfetto “stile” Città Visibile sarà anche l’occasione per discutere di quel paesino, delle trasformazioni che ha subito nel corso degli anni, dei suoi problemi, delle soluzioni da proporre. Il libro rappresenterà ancora una volta il pretesto per parlare della vita di tutti i giorni, delle persone che vivono il paese e provano, silenziosamente, a renderlo migliore. Perché non possiamo accettare passivamente una realtà dove “si muore, se non ti ammazzano, di morte culturale e sociale, dove provare a scappare è la cosa più naturale da fare e anche la più difficile” – per dirla con le parole del protagonista.

Umanità. Ripartire dai volti per riconoscersi

Nell’epoca della omologazione, della spersonalizzazione, della perdita di identità, riconoscersi è un altro passo per ritornare normali. Riconoscere la dimensione del lavoro, riconoscere il tempo per viverlo, riconoscere gli odori, i sapori per vivere la terrà nella sua materialità.

I volti. Cosa meglio dei volti può rappresentare il riconoscersi, l’identità.

Da questo ripartiamo, dai volti, dalle persone in carne ed ossa, da quegli uomini e quelle donne che sudano il salario, che sono state ingannate e che trovano ancora la forza di indignarsi. Da quegli uomini e quelle donne che nella pratica di vita dimostrano quotidianamente che si può fare. Ripartiamo da quegli uomini e quelle donne che migrano ed arrivano qui da noi per trovare la felicità, perchè non si può fermare chi la cerca e non ce l’ha.

Ripartiamo da quegli uomini e quelle donne che si guardano ancora negli occhi e insieme guardano laggiù, ad indovinare un’altra Città Possibile, la Città Visibile.

Sono loro, ancora oggi, la nostra futura umanità.