A piedi nudi…

LA STORIA

Un insegnante, in procinto di partire per Budapest, legge sul giornale la notizia della brutale uccisione di un ragazzo originario della provincia di Napoli. La sua tragica fine sembra l’epilogo inevitabile di un destino già segnato. L’insegnante resta sconvolto dalla ricostruzione cruenta dei fatti; il solo pensiero di quella morte lo perseguiterà durante tutto il suo viaggio in Ungheria: e se il ragazzo in questione fosse stato suo alunno? Così pagina dopo pagina prende corpo l’indagine dell’insegnante che metterà a nudo la personalità di quel ragazzo sconosciuto cercando di recuperarne la purezza e la genuinità perduta.

“A piedi nudi sull’erba fina” si presenta sotto forma di diario esistenziale caratterizzato da tratti marcatamente psicologici e un’impronta investigativa tipicamente noir: l’autore ci porterà alla scoperta di un nuova dimensione narrativa guidandoci in una discesa agli inferi da cui sarà difficile restarne illesi. Il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato diventa impercettibile e la verità si presenta agli occhi del lettore sotto molteplici forme, quasi mai riconoscibili e non sempre piacevoli. 

Quello di Massimo Russo è un romanzo che si legge tutto d’un fiato grazie ad uno stile asciutto e scorrevole e che costituisce l’ossatura di una trama avvincente, dai risvolti dolci e amari al tempo stesso. Un viaggio attraverso l’indagine psicologica che esplora la condizione umana imponendoci una riflessione profonda sulla condizione giovanile il più delle volte ignorata o sottovalutata. Una lettura che rimane impressa nel cuore e nella mente del lettore e che sarà difficile dimenticare.

L’AUTORE

Massimo Russo è nato a Capua e vive a Roma da diversi anni. Psicologo, esercita la professione di insegnante. Nel 2001 ha pubblicato, con una presentazione dell’illustre scrittore e saggista partenopeo Michele Prisco, la raccolta di racconti “La casa nuova” per Marotta & Cafiero Editori. “A piedi nudi sull’erba fina” edito da LFA Publisher è il suo brillante esordio da romanziere.

ESTRATTO

<< All’inizio della mia carriera di maestro elementare ho insegnato per cinque anni a San Gabriele. Città dell’hinterland napoletano, a ridosso della provincia di Caserta, da cui purtroppo provengo, che non rivedevo da oltre sette anni. Contatti persi o smarriti, nessuna occasione più di ritornarci, se si esclude quella avuta un paio di anni dopo essermene andato, quando un impiegato della segreteria mi telefonò per chiedermi se andavo lì a prendere un assegno con un piccolo compenso per una mansione svolta negli anni precedenti o volevo che me la passasse direttamente sul conto bancario. Inutile dire che scelsi la seconda opzione. Perché? È che se c’è una cosa che mi rattrista è quella di fare il resoconto della mia vita a persone che conosco e che non rivedo da anni.

Chi è Roberto Buonanno? Un nome qualsiasi, certamente non un mio alunno. Di Buonanno a San Gabriele ce ne son tanti, e io stesso ne avevo avuti almeno tre, ma quello no: come ogni buon maestro me ne sarei ricordato.

Ettore mi chiamò mentre cercavo di rammemorare eventualmente quel ragazzo e mi venivano alla mente, invece, i ricordi dei miei anni sangabrielesi. Di morti, in questo paesone della camorra, se ne son contati tanti, mentre ci lavoravo e dopo che sono andato via. Compreso il fratello di una mia ex-alunna, finito sotto al treno mentre giocava con gli amici sui binari un pomeriggio. Però questo invisibile Roberto, per la giovane età e per come era morto, mi aveva lasciato una lettera chiusa dentro l’animo, che avrei aperto solo al mio ritorno da Budapest. >>

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Tra le righe e gli Omissis

Cosa dice realmente la Relazione sullo scioglimento del Consiglio Comunale di Orta di Atella?

Proviamo a dare un quadro schematico delle maggiori accuse che la Commissione d’Accesso e il Prefetto di Caserta hanno mosso all’Amministrazione Villano.

È certamente vero che uno dei primi aspetti, probabilmente la cornice dentro cui sta dentro tutto il resto, che il Prefetto mette in risalto è la contiguità e la continuità col passato, un legame talmente evidente che il Prefetto stesso, già all’indomani delle elezioni, in seguito al rapporto informativo “rituale” prodotto dall’Arma dei Carabinieri sui candidati eletti, pensa all’invio della Commissione d’Accesso cosa che si concretizza a Febbraio 2019 a poco più di sei mesi dalla proclamazione a Sindaco di Andrea Villano.

Tuttavia, è quello che avviene in quei sei mesi su cui si concentra la Commissione.

  • Il primo atto fondamentale che fa intendere da subito come la volontà di cambiamento tanto sbandierata in campagna elettorale, altro non fosse che puro espediente per raccogliere consenso, è stato la mancata votazione della Mozione proposta dai Consiglieri Marilena Belardo e Vincenzo Tosti (Città Visibile), Vincenzo Russo (M5S) e Vincenzo Gaudino (Democratici e Riformisti) per la revoca del P.U.C.
    Una divagazione sul tema: molti “difensori a prescindere” vogliono etichettare la revoca del P.U.C. come un atto frettoloso che doveva essere preceduto da uno studio di fattibilità, dimenticando che il Piano Urbanistico Comunale è argomento del dibattito politico da quasi 15 anni, è stato al centro di processi, ha già subito valutazioni circa la sua legittimità. La revoca, dovrebbe essere evidente, è un atto politico dopo il quale non è vero che si crea un vuoto legislativo. Molto più semplicemente sarebbe stato il giorno dopo la revoca quello ideale per aprire un tavolo di confronto con la comunità per mettere mano a una nuova programmazione urbanistica del territorio.
  • L’affaire Conad non poteva non destare preoccupazione e sospetto agli occhi degli inquirenti, anche in questo caso ne abbiamo parlato ponendo una serie di perplessità: il Comune vuole vincere? Ci chiedevamo. Stando a quanto relazionato dal Prefetto pare proprio di no, ed in più scopriamo che oltre ad essere un obbrobrio urbanistico, con la concessione del cambio di destinazione d’uso ad un immobile abusivo, tale operazione avrebbe favorito il figlio di un Capo di un Clan legato ai Moccia di Afragola.
  • La gestione del Parco Giochi è un altro punto focale e non vorremmo risultare stucchevoli ma anche in questo caso Città Visibile aveva sollevato perplessità presentando un’interrogazione in merito, sull’affidamento che era avvenuta a cavallo tra l’Amministrazione Mozzillo e il Commissario ma soprattutto sulla consegna e sull’oggetto dell’appalto questioni tutte attinenti all’Amministrazione Villano.
  • Anche la frequentazione degli uffici comunali di soggetti che la Prefettura riteneva “da evitare” perché coinvolti in numerose vicende giudiziarie e che erano, secondo quanto dicono diversi collaboratori di giustizia, referenti dei clan dei casalesi, è stato oggetto di una delle prime interrogazioni del nostro gruppo consiliare. Chi sono queste persone? Ci chiedevamo allora, non ci convinse la risposta dall’allora Sindaco. Quella del Prefetto ci sembra molto più esaustiva.
  • Un altro rilievo interessante che fa emergere il Prefetto di Caserta è un vero e proprio” tentativo di depistaggio” operato dal Sindaco attraverso la nomina come Assessori di figure tutte esterne al contesto politico/sociale di Orta di Atella, salvo poi svuotare queste funzioni assessorili e dare deleghe illegittime a Consiglieri Comunali che nella maggior parte dei casi rappresentavano la continuità con le pregresse esperienze amministrative. Tutto questo, ovviamente, in nome della discontinuità.
  • Per ultimo, ma solo sul piano temporale, il tentativo di recuperare sul P.U.C., prima con l’affidamento (illegittimo secondo il Prefetto) di un incarico di studio all’Università e poi con la sospensione del Piano Urbanistico, in particolar modo la sospensione con la promessa di annullamento, secondo la relazione, è stata solo un escamotage per superare il periodo massimo di permanenza della Commissione di Accesso, onore al merito al Prefetto ma senza falsa modestia li avevamo “sgamati” in tempo reale, con un intervento durissimo allegato agli atti del Consiglio Comunale del 10 Luglio in cui denunciavamo questa manovra.

Questo il fulcro del provvedimento di scioglimento. Per quanto molti facciano finta di non comprendere, basta leggere con attenzione senza perdersi negli OMISSIS e si capisce che lo scioglimento è figlio degli atti amministrativi messi in essere dall’amministrazione Villano.

Poi c’è il corollario di contiguità e parentele, l’ombra di Brancaccio che sembra accompagnare e aleggiare dal principio su tutta l’attività della Giunta Villano; il fatto che lo stesso Villano avrebbe ottenuto, grazie all’intercessione di Brancaccio, l’assunzione presso il Consorzio GeoEco o il parente del Presidente del Consiglio prestanome di Schiavone, ma questi potrebbero quasi essere derubricati a fatti irrilevanti, coincidenze, potrebbe anche non significare niente un rapporto di parentela o un favore ricevuto nel passato, ma gli atti amministrativi no, gli atti amministrativi parlano e raccontano di una gestione opaca, una gestione che abbiamo sempre denunciato assolvendo al ruolo di controllo affidatoci dai cittadini.

Tutto il resto sono chiacchiere, scuse, boccheggiamenti, discorsi preconfezionati per i tifosi.
Amenità, quelle si che sono amenità.

Alla ricerca spasmodica di veli pietosi

Scusi signora, ha un velo pietoso?

La signora si guardò attorno con aria attonita. Per anni aveva pensato a questo momento, a quando non sarebbero bastati i veli pietosi e dunque avrebbero chiesto anche il suo. Il momento era giunto. Un momento buio. E quindi consegnò mestamente ma con convinzione il suo velo pietoso.
Ed il momento era davvero buio. Ormai lo sapevano tutti. Ma lo sapevano non solo ad Orta, sopra i pollieri, dietro al cavone o alla crocesanta. Lo sapevano a Succivo, a Casapesenna, ma pure a Cerignola. Anzi a Cerignola pure era arrivato il momento buio, ma un buio talmente bello che quando arrivò qui, il momento buio, non furono trovate parole più adatte, parole più adatte di quelle utilizzate dallo sciolto di Cerignola per descriverlo. D’altra parte le parole mica sono di chi le scrive, di chi le dice, le parole sono di chi gli servono.

E allo sciolto di Orta servivano come il pane le parole, quelle parlate, però, perché di quelle scritte ne aveva gli occhi e la testa piena. Un bombardamento, un calvario, un supplizio. Camorra, omissis, continuità, omissis, PUC, omissis, CONAD, omissis, minoranza consiliare, omissis, Brancaccio, omissis, nipote, omissis, deleghe, omissis, sacco, omissis etc. etc.

Una situazione insostenibile per lo sciolto di Orta che, per l’ultima volta poggiò la testa sulla spalla del vecchio dentro: “per favore, dimmi qualche parola”. Ma il vecchio dentro scrollò la spalla come un felino, e lo sciolto di Orta cadde col mento sul marciapiede. Il vecchio dentro, con passo felpato, si allontanò nella sottile nebbia novembrina, mentre lo sciolto di Orta notò che una messe di roditori, sciacalli, iene, trafficanti, maghi e prestigiatori, scivolavano con eleganza nella fogna poco lontana da dove era caduto. 

Cercò di riconoscere qualcuno, di chiamare qualcuno, ma scivolavano così velocemente che si arrese e restò ancora un po’ con la testa sul marciapiede.

Nessuno. Non si fermò nessuno. Sciolto com’era pensò di aver perso consistenza fisica, pensò di non poter essere visto. Ed iniziò a vagare. Ma si sbagliava, perché lo vedevano bene, facevano finta di non vederlo. Allora iniziò a catalogare quelli che prima lo salutavano, quelli che lo blandivano, quelli che lo avevano usato e quelli che ora si giravano dall’altra parte.. Pensò che gli sarebbe servita qualche formula matematica per separare, catalogare, capire. Non ce l’avrebbe fatta. Neanche se gli fosse venuto in sogno Renato Caccioppoli, il genio, si sarebbe raccapezzato lo sciolto di Orta. 

Si chiuse nel silenzio. Quello si, tutto suo. Perché pensò che il silenzio è sempre bello e puoi sempre dire che è farina del tuo sacco. Non sarebbe servito il silenzio di Cerignola. Il suo gli sembrava bellissimo, come lo sputnik, come il brodo di polipo, come la notte ad Alessandria d’Egitto.

Chiuso in quel silenzio bellissimo e assordante continuò a vagare.

Poi si fermò ad una porta e bussò: “Scusi signora, ha un velo pietoso?”.

Un silenzio assordante

E’ successo di nuovo, un’altra donna violentata, torturata, ammazzata, un film che si ripete quasi ogni giorno. Perché nascere donna in questa mondo è una sfida. 

Abbiamo bisogno di sensibilizzazione? Abbiamo bisogno di nuove leggi e più severe? Abbiamo bisogno innanzitutto della lotta, dell’affermazione di noi stesse come leva della trasformazione della società. 

Una trasformazione innanzitutto culturale, iniziando dalle bambine, dall’educarle a non essere per forza  carine, gentili ed ubbidienti. A prepararle a non essere vittima sacrificale del padre, marito, amante di turno. Innanzitutto nelle mura domestiche. Che si superi definitivamente la mitizzazione della donna angelo del focolare a convenienza e martire della frustrazione dell’uomo sempre più spesso. Un impegno quotidiano. Nessuna deve più tacere, nessuna deve più subire. 

E basta pure con la retorica del “se l’è cercata”.

Noi non ce la cerchiamo solo perché beviamo un drink di troppo, perché indossiamo abiti corti o perché manifestiamo per i diritti.

Si, diritti, perché sempre più donne sono vittime di un governo che le violenta e le tortura
Come sembra sia capitato a “El Mimo”, Daniela Carrasco o come sicuramente è capitato alla fotografa Albertina Martinez Burgos violentate, torturate e ammazzate.
Esposte come un monito, a dire che no, non è possibile ribellarsi, tanto più perché sei donna. 

E no, noi ci ribelliamo, perché ci hanno insegnato che la donna deve essere libera dall’uomo ed entrambi liberi dal capitale. In Cile, in Italia, ad Orta di Atella 

Mai come oggi, il nostro silenzio deve essere assordante.

A Eleonora. Ribelle!

Eleonora De Majo è una nostra compagna. E potrebbe bastare questo.

Invece non basta, perché anche noi vogliamo dire la nostra, prendere posizione da qui, da Città Visibile, da Orta di Atella, su quello che sta accadendo in questi giorni, specie attraverso i social, dopo che Eleonora è stata nominata Assessora alla Cultura da Sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

È del tutto evidente che Eleonora, nella sua essenza di donna e partigiana, potesse infastidire una quota “benpensante” dell’universo politico-sociale napoletano, quella per intenderci, del politicamente corretto a convenienza, dei buoni per tutte le stagioni. È ancora più evidente che diventare Assessora alla Cultura in un comune come quello di Napoli può stuzzicare i pruriti più beceri e gli istinti primordiali di chi ha poco da dire e nulla da dare. Eppure colpisce la virulenza degli attacchi che stanno piovendo addosso ad Eleonora e ad Insurgencia in queste ore.

Eleonora sarebbe “antisemita”. No, no, Eleonora pratica, in un mondo che ne è in larga parte disabituato, l’igiene politica. Cioè dice quello che pensa al di là della carica che ricopre ed al netto della quota di politicamente corretto che si vorrebbe esistente per una consigliera comunale o, peggio ancora, per una Assessora.

E dunque se Israele sta perpetrando il genocidio del popolo palestinese, Eleonora lo dice, come lo ha detto ieri, come lo dirà domani. Con buona pace della comunità ebraica napoletana alla quale, con il massimo rispetto, suggeriamo, piuttosto che esprimere preoccupazione per la nomina di Eleonora, di trovare le parole adatte a commentare questa notizia, pubblicata ieri sera da Haaretz: “Israele ammette la strage della famiglia Sawarkah 8 morti tra cui due bambini “Pensavano che la casa fosse vuota”.

Eleonora sarebbe “ribelle”. Si, questo si. Assolutamente. Non concepisce moderazione in un mondo che fa schifo, in una città che ha rialzato la testa ma che combatte ancora contro emergenze ataviche ed è sottoposta al fuoco di fila di chi vorrebbe “normalizzarla”. Quindi la lotta non è finita ma è tradotta nel nuovo ruolo, ed anche questo incute timore, si capisce.

Cum – panis. Colei che mangia il pane insieme ad altri. Cara Eleonora, noi che abbiamo spesso mangiato il pane insieme a te, dividendolo, e che ci abbeveriamo alla tua stessa fonte di ribellione, di giustizia e di bellezza, sappiamo quale è la nostra parte della barricata. E sappiamo che ti troveremo lì, sempre.

CASAMONICA – Le mani su Roma

“La mia città non mi piaceva per questo ho deciso di restare.
Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”

Paolo Borsellino

L’INIZIO
È durante la torrida estate del 2015 che l’Italia intera si accorge con sgomento dell’esistenza del Clan dei Casamonica: durante i funerali di Vittorio Casamonica le note del film ”Il Padrino” accompagnano la carrozza funebre scortata dalla Polizia Municipale mentre piovono petali lanciati da un elicottero e sulla chiesa campeggia la scritta ”Re di Roma”. Sembrano le scene di un film, eppure è la cruda realtà. Da allora video di minacce, pestaggi, aggressioni, ruspe e abbattimenti hanno riempito i notiziari portando l’attenzione dei media nelle periferie romane, regno incontrastato dei Casamonica.

L’INCHIESTA
Nello Trocchia costruisce nel suo ultimo lavoro editoriale un’inchiesta unica e originale: Casamonica ripercorre violenza dopo violenza l’ascesa criminale del clan da cui il libro prende nome; un clan emigrato negli anni ’50 dall’Abruzzo e approdato nella periferia romana dove ha costruito il suo impero, un clan che è riuscito a costruire una solida rete criminale con migliaia di affiliati fatta di vincoli di sangue e codici comportamentali, un clan in grado di piegare lo Stato e di trattare alla pari con narcos, ‘ndrangheta e camorra.

Tra minacce e violenze il clan dei Casamonica si è fatto strada edificando il proprio impero non solo grazie alle classiche attività criminali come usura, estorsione, racket, riciclaggio, prostituzione o traffico di droga ma avviando importanti attività imprenditoriali attraverso l’abusivismo edilizio e la gestione di discoteche, locali, palestre, ristoranti, concessionarie, alberghi e ville di lusso, accreditandosi così come una vera e propria ”agenzia di servizi” capace di fare da cerniera tra il mondo della periferia disagiata e i salotti buoni della borghesia romana.

Non c’è ramo delle attività criminali e imprenditoriali a Roma su cui i Casamonica non abbiano messo le mani: come un virus si sono impadroniti della città grazie all’intimidazione e alla prevaricazione trovando nell’omertà, nella connivenza e nella sottomissione terreno fertile in cui mettere radici. Tutto questo è successo a Roma, la Capitale del Paese, dove il fenomeno mafioso è stato spesso derubricato a problema marginale: nel frattempo, tra inerzia istituzionale e collusione politica, i Casamonica mettevano le mani sulla città.

Per comprendere fino in fondo questa organizzazione criminale bisogna vederla da vicino: ed è proprio ciò che ha fatto l’autore osservando e descrivendo “da dentro” luoghi, simboli, costumi e comportamenti di uno dei clan più potenti d’Italia. Nello Trocchia è riuscito infatti con questo libro coraggioso a scandagliare tutto d’un fiato e con dovizia di particolari gli intrighi di potere e di malavita all’ombra del ”Cupolone”: il risultato è una radiografia impietosa di una città in fin di vita in preda ad una malattia alla quale lo Stato non sembra trovare rimedio.

L’AUTORE
Nello Trocchia è una delle penne più brillanti del giornalismo italiano: autore di importanti inchieste su mafia e corruzione, scrive per Il Fatto Quotidiano, la Repubblica, L’Espresso, The Post Internazionale ed è inviato speciale per le trasmissioni “Nemo” su Rai 2 e “Piazzapulita” su La 7. Le sue numerose inchieste spaziano dalle infiltrazioni della criminalità nelle istituzioni al traffico di rifiuti gestito dalle ecomafie, e sono tutte legate al filo conduttore degli intrecci tra politica, imprenditoria e criminalità. I suoi lavori editoriali gli sono valsi numerosi premi e riconoscimenti tra cui la menzione speciale al ”Premio Giancarlo Siani” per il giornalismo d’inchiesta contro la camorra, il ”Premio Art. 21” per la libertà di stampa e informazione e il ”Premio Paolo Borsellino” per l’impegno civile contro le mafie. Il suo ultimo libro ‘Casamonica” è diventato un documentario di successo trasmesso in prima serata su Nove. Per le sue inchieste che hanno messo in luce i loschi affari della criminalità è stato vittima di minacce e aggressioni. Attualmente è sottoposto a vigilanza da parte delle forze dell’ordine.


Evento fb: https://www.facebook.com/events/1150225881853812/

Villano se n’è ghiuto. E soli ci ha lasciato – Cronaca vergognosa di una morte annunciata

Nacque morta, l’amministrazione Villano. Appesa al filaccio delle vergogne passate, creatura mostruosa generata dal tempo di mezzo, quello in cui il vecchio tarda a morire ed il nuovo fatica a nascere.

Sapevamo sarebbe finita così, nella polvere, nell’ignominia. Sciolti come neve al sole, ma senza candore e senza luce. Mestamente. La notte stessa in cui sguaiatamente festeggiavano la conquista del fortino e fantasticavano sugli assessorati, deleghe e nomine da spartirsi, s’immaginava lo sfacelo che sarebbe venuto.

Nessun oracolo, nessun potere divinatorio. Solo l’analisi concreta della fase concreta. L’evidenza dell’inadeguatezza di un manipolo di mestieranti della politica alle prese con l’amministrazione di una città amministrata e devastata, per decenni, da un manipolo di mestieranti della politica, in larga parte collusi e conniventi. Qualcuno poi, facente parte di questo manipolo era presente pure nell’altro, di manipolo. I professionisti del manipolo. Sia chiaro, una inadeguatezza essenzialmente politica, è quella che più c’interessa. Poi ci sarebbe l’inadeguatezza morale, ma lasciamo perdere.

Nacque politicamente morta l’amministrazione Villano, difatti non v’è stata traccia di politica in questo anno e mezzo. Una lunga serie di trattative, tatticismi, soggetti e tipi strani. La continuità con le pratiche del tempo passato prossimo anziché la discontinuità garantita a parole per il tempo futuro.

Venne dunque la commissione d’accesso e si barricò in mezzo agli atti. Disse al sindaco: “non ti preoccupare, Sindaco, non voglio farti del male, sei già bravo da solo, anzi sono venuta per legittimarti”. “Hai visto!!!”, disse il vecchio dentro rassicurando il sindaco terreo in volto. Gli avvolse il braccio intorno alla spalla e gli disse: “vedi, dobbiamo continuare sulla nostra strada, anche se non sappiamo qual è”.

Poi però la commissione non li legittimò ma li sciolse e la sguaiataggine della vittoria lasciò il posto alla sguaiataggine della rabbia, della caduta fragorosa.

Non gli abbiamo dato tregua ed avevamo ragione. Non ci consola esserne consapevoli. Ma nemmeno ci piace l’ipocrisia e la retorica dell’ennesimo giorno buio per Orta di Atella, del “non è stata sconfitta la maggioranza, ma ha perso Orta”. No, non funziona così. Nella notte eterna di Orta di Atella, non vi è stata luce durante questa amministrazione, ed Orta non ha perso semplicemente perché non è mai stato in gioco il suo riscatto, la sua emancipazione. Hanno perso loro, questi buoni a nulla per tutte le stagioni che adesso dovremo accompagnare, senza perdere la tenerezza, nel cassonetto della storia.

E poi c’è il futuro. Quello che dobbiamo ancora scrivere. Ci assumiamo la responsabilità di provare a farlo. Come Vincenzo Tosti e Marilena Belardo in consiglio comunale, come tutti noi per le strade, parlando, scrivendo, pensando, sognando.

Non è eterna la notte ad Orta di Atella. Passerà la nottata.

O la faremo passare.

Che faccia tosta!

Ieri il Vicesindaco con Delega al Bilancio ci ha accusato di strumentalizzare la questione Ticket Mensa e di fare solo propaganda da social, impeccabilmente ha controbattuto il nostro Capogruppo Vincenzo Tosti ricordando carte alla mano che la questione è stata sollevata nelle discussioni in consiglio Comunale già dal 2018!

Abbiamo messo in guardia sui rischi di aumenti spropositati dal Bilancio di Previsione 2019.


Il problema serio che l’Assessore al Bilancio, il Sindaco e tutta l’Amministrazione Villano non riescono a capire o fanno finta di non capire è che, colpa del loro pressapochismo, sciatteria e inadeguatezza, hanno creato un clima invivibile all’interno delle scuole pagato in larga parte da bambini incolpevoli.
Hanno sbagliato tempi, modi e comunicazione, ci accusano di non aver portato un contributo alla risoluzione del problema: con che coraggio!
Il contributo lo abbiamo portato non solo sui social ma anche nei Consigli Comunali urlando, cercando di sovrastare la loro arroganza sguaiata. In Commissione Regolamento della Mensa si è parlato a Febbraio e poi tutto è stato insabbiato per ricomparire a fine Settembre a giochi già fatti e Fasce già decise.

Quali sono gli spazi democratici in cui credete che l’opposizione debba dare il proprio contributo? Che azioni di apertura che noi avremmo disertato l’Assessore al Bilancio ha messo in essere. Che faccia tosta!


Ora per rimediare in parte alla magra figura fatta cercassero di coprire in parte il costo del Ticket rinunciando ai loro stipendi, anche perché sono ampiamente non meritati.

Domani si presentassero ai cittadini col cappello in mano, scusandosi, spiegando che hanno fatto una frittata a cui non riescono a trovare una soluzione e che si assumono la responsabilità rimettendoci di tasca loro. Sarebbe un azione che in parte ripristinerebbe lo scuorno che in questi mesi hanno perso.