Calce – Quando i migranti eravamo noi

“Forse, tra poco, saremmo stati anche noi dei senza patria,
costretti a girare da un paese all’altro, da una questura all’altra,
senza più lavoro né radici, né famiglia, né case”

Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

LA STORIA

Sono parecchie le cose nascoste nelle famiglie, esattamente come in quella dei Coppola, famiglia originaria dell’hinterland a nord di Napoli, cresciuta con il lavoro edile. Tre generazioni si diramano all’interno di questa saga familiare intrecciando i loro legami da emigrati in Svizzera, uno dei paesi più ricchi ma anche più intolleranti d’Europa, dove razzismo e pregiudizio la fanno da padroni specie nei confronti dei Meridionali. Fa poca differenza se siamo noi italiani a scappare dalla miseria in cerca di futuro: ci sarà sempre qualcuno che senza un apparente motivo vorrà rispedirti a casa a calci nel culo, anche se una casa non ce l’hai e forse neanche “il culo”.    

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Breve ma accorata lettera agli ortesi

Quante ve ne hanno dette, e quante ve ne hanno fatte!

La storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Orta fa eccezione. Vi hanno spiegato che la Storia si ripete ogni volta come fosse la prima, in un’eterna coazione a ripetere.

Quante ve ne hanno dette.

Vi hanno raccontato della capacità che avevano di trasformare in oro qualunque cosa toccassero, novelli Re Mida.

Ma a Orta l’oro è cemento armato e può capitare di girare nelle nuove strade della nuova città senza vedere la luce del sole.

Vi hanno raccontato della Primavera ortese, ma Orta non è Praga e la primavera è diventata un lungo inverno bulgaro. Vi hanno raccontato che ognuno avrebbe pensato con la propria testa ma invece è tutto un pullulare di vassalli e cortigiani.

Vi hanno raccontato la favola dello sviluppo, della crescita per tutti, vi hanno raccontato di cinema e teatri, del Polo Scolastico ma poi si sono ingrossate la pancia e le tasche degli amici degli amici, e la favola è diventata un’incubo.

Ve ne hanno raccontate tante.

Ma ve ne racconteranno ancora.

Vi racconteranno che questa volta sì, è la volta buona. Che le sorti della vostra città saranno magnifiche e progressive; che tutti avranno modo di investire i loro risparmi nel furore dell’età dell’oro ortese… ah… no, anche questo ve lo hanno già raccontato.

Vi racconteranno allora che non c’è più la destra, e soprattutto che non c’è più la sinistra; che non c’è più bisogno delle ideologie perché tutti insieme ce la possiamo fare, ma sono gli stessi che vi chiederanno di scordarvi del passato perché, si sa, il passato è una terra straniera.

Verranno a chiedervi del vostro amore.

Rispondetegli che si chiama LIBERTÀ.