Sederci per rilanciare

“Città Visibile” due anni fa è nata per ricostruire, in un paese dilaniato, una coscienza civile che sembrava essere stata seppellita. Il nostro percorso si prospettava lungo e aveva come orizzonte la scadenza naturale di una legislatura amministrativa appena cominciata.

Le cose sono andate diversamente e ci siamo ritrovati il compito non facile di accelerare quel percorso e dare nell’immediato delle risposte. Non vedendo all’orizzonte nessuna traccia di discussione sui reali problemi del nostro paese, abbiamo deciso noi stessi di rappresentare quelle istanze di cambiamento che ardevano come brace sotto la cenere.

Tuttavia se il nostro obiettivo era e rimane l’autosufficienza politica, la realtà immediata ci costringeva, volendo in qualche modo incidere nel reale, di trovare degli interlocutori prossimi politicamente alle nostre istanze. Volendo restare fedeli al nostro modo di fare e di agire, non potevamo sottostare alla logica di decisioni prese da poche persone nel chiuso di una stanza.

Avevamo coscienza che la concertazione era necessaria per portare all’interno del dibattito politico quegli elementi che riteniamo primari e importanti, ma avevamo necessità di un “motivo” per sederci.

Quel tavolo quindi, andava rovesciato e lo abbiamo fatto.

Abbiamo chiesto un atto di trasparenza alle altre forze politiche.

Abbiamo chiesto di portare alla luce la discussione sui contenuti e di poter discutere apertamente e pubblicamente di una piattaforma programmatica che fosse di totale rottura col passato.

Oggi dunque ci troviamo nella condizione necessaria di dover riconoscere che quell’invito da parte del Partito Democratico e del Partito Socialista è stato accolto. Vi è un obbligo, da parte nostra, di dare credito a quelle forze che pubblicamente, oltre al superamento del Piano Urbanistico Comunale, si sono fissati come orizzonte la Municipalizzazione dei servizi e che si sono resi disposti e disponibili a interrompere ogni tipo di rapporto con aziende come la Acquedotti e la C.I.T.E. e che, come noi, vogliono mettere mano radicalmente alla macchina comunale.

Ovviamente, siamo coscienti che l’aderenza programmatica è condizione necessaria ma non sufficiente. C’è ancora una lunga strada da percorrere, lungo la quale si dovranno scegliere uomini che quel cambiamento dovranno incarnare. Figure immediatamente riconoscibili che non lascino adito a interpretazioni sulla natura di una coalizione che ci vedrà come componente solo se avrà il coraggio di rompere con le logiche e le politiche del passato.

Bisogna dare gambe alle idee, ma riteniamo positivo che si arrivi alla definizione di un tavolo di discussione, alla luce del sole e nella trasparenza delle posizioni delle forze coinvolte.

Siamo fiduciosi di poter incontrare, nelle prossime settimane, i rappresentanti del Partito Democratico e del Partito Socialista, per capire se quella scatola, con dentro molte belle parole, sia una scatola vuota o possa diventare la base fondante di un processo costitutivo. Porteremo su quel tavolo lo stesso spirito e le stesse pretese che abbiamo sempre avuto, pronti a rovesciarlo nuovamente, nel momento in cui avremo il presentimento che “cambiamento” era solo una bella parola a cui, in realtà, non si voleva dare sostanza.

Acqua: Un’altra gestione è possibile e necessaria

Chiamato nel 2005 a tenere un discorso per i laureati del Kenyon College, lo scrittore statunitense David Foster Wallace cominciò con questa storiella:

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?”

L’aneddoto che il compianto scrittore americano utilizza per introdurre il suo discorso sullo scopo che una cultura umanistica dovrebbe avere ben si presta alla situazione idrica di Orta di Atella. Che cavolo è l’acqua? – è la domanda che il Collettivo Città Visibile si pone. Un bene pubblico accessibile a tutti, o lo strumento per creare giochi di potere, reti clientelari e accontentare il consigliere scontento di turno?
Noi propendiamo decisamente per la prima ipotesi. È per questo che innanzitutto lavoreremo sulla macchina comunale perché riteniamo che Orta di Atella debba avere un Comune in grado di lavorare per la propria comunità e di fare gli interessi dei propri cittadini. Il nostro scopo è quello di passare da una gestione privata dell’acqua ad una totalmente pubblica. Ovviamente siamo consapevoli che questo passaggio dovrà essere graduale. Il primo passo sarà quello di riformulare tutti i rapporti di forza tra l’Ente Comune e la società privata che gestisce Acquedotti scpa.
Se il nostro orizzonte è la municipalizzazione del servizio sappiamo tuttavia che il presente si chiama Acquedotti scpa e quindi è sulla riforma della stessa che incentreremo il nostro operato.
Innanzitutto con l’introduzione di una Tariffa Sociale per le famiglie che hanno un reddito ISEE inferiore a 9000 euro annui e l’innalzamento della Tariffa Agevolata che ad oggi è usufruibile solo fino ai 30mc/annui. Finanzieremo queste misure con la proposta di tagli dei compensi a Dirigneti e CDA che oggi sono esorbitanti e al di fuori di ogni logica.
Ancora, Acquedotti scpa gestisce sia la fornitura che la riscossione. E quindi è a lei che va imputata l’evasione presente, se non mette in atto efficaci operazioni di contrasto. Va anche chiarito il continuo ricorso di Acquedotti scpa a subappalti per la manutenzione della rete idrica. Infatti, se le società esterne che curano la manutenzione sono riconducibili agli interessi della Ottogas, che è il socio privato dell’Acquedotti, i conti non tornano. Perché è come avere un socio che, da un lato, divide il costo della manutenzione e, dall’altro, attraverso la società, incassa l’intero ricavato.
È per questo che la Presidenza di Acquedotti scpa, nel graduale passaggio da una gestione privata ad una totalmente pubblica, dovrà agire solo ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini. Non può più essere solo uno scranno utile a portare a casa lo stipendio e ad acquisire prestigio.

Ne discuteremo:
DOMENICA 10 DICEMBRE 2017–ORE 10:00
Collettivo Politico – Culturale “Città Visibile”
via San Salvatore, 3 (P.zza Pertini) – Orta di Atella
contatti@cittavisibile.org – social: @cittavisibile

Cambiare tutto per tornare normali #rovesciamoiltavolo

Abbiamo cercato nelle ultime settimane di trovare, nel dibattito politico apertosi ad Orta di Atella in vista delle Amministrative 2018, uno spiraglio, un punto di rottura e di cambiamento rispetto agli schemi e all’approccio ai problemi che aveva caratterizzato la politica dell’ultimo ventennio.
Siamo rimasti per lo più a guardare, sperando nell’improvvisa evoluzione verso un approccio che mettesse la città e i cittadini al centro della discussione politica ed invece abbiamo assistito ad una riedizione stantia di vecchie logiche, di vecchi modi di fare: un vero e proprio mercato delle vacche incarnato da residui di vecchia politica, di vecchia nomenclatura ansiosi di candidarsi a sindaco.

Così ci siamo ritrovati noi stessi costretti, nel deserto della rappresentanza, a dover intercettare le istanze di un paese che anela un cambiamento non di facciata, non una rotazione di persone che porti al governo “volti nuovi” che rappresentano però i vecchi interessi di sempre, ma una vera e propria rivoluzione che mettesse in discussione tutto l’assetto politico e culturale di Orta di Atella per come lo abbiamo conosciuto.

La nostra Città, ormai da decenni, viene usata dalla classe politica per perseguire i propri interessi a discapito di quelli di un’intera comunità. Il risultato, che è davanti agli occhi di tutti, è un paese ridotto in macerie, disintegrato nel suo tessuto sociale e culturale.
Occorre ribadirlo: la necessità primaria di Orta di Atella è quella di ritornare ad essere un paese NORMALE.
Ritornare normali è la condizione minima per poter riattivare quelle potenzialità, che pure sono sopravvissute, e che sono indispensabili per uscire dalla palude. Si ritorna normali solo con il contributo di tutti: col contributo innanzitutto della politica, che deve riscoprire la sua vocazione, quella di servire il popolo. Che è tutt’altra cosa dal servirsene.
Si ritorna normali se si ha il coraggio di mettere al centro del proprio operato una rivoluzione sistemica, se si ha il coraggio di dire che nulla di ciò che è stato prodotto dal vecchio ceto politico può essere utile per tirare fuori la nostra città dalle sabbie mobili. Se si ha il coraggio di dire che quella tavola imbandita alla quale è ingrassata una intera classe dirigente va rovesciata.
Riteniamo che l’idea di cambiare tutto per ritornare normali sia il concetto intorno al quale è possibile lanciare un appello a quelle forze politiche che vogliono essere partecipi, finalmente, di un vero processo rivoluzionario.
Per questo il Collettivo Politico – Culturale “Città Visibile” ha ritenuto opportuno capovolgere anche la modalità dei rapporti tra le forze politiche, il dialogo non si rifiuta, sia ovvio, ma non più un dibattito privato tra pochi soggetti che decidono le sorti di un’intera comunità, bensì assemblee pubbliche aperte al popolo e a tutte le forze politiche e sociali; assemblee attraverso le quali tessere le affinità con altri soggetti e arrivare alla definizione di una piattaforma politica chiara e inequivocabile.
Una piattaforma che noi riteniamo debba avere dei cardini imprescindibili:

  • La ristrutturazione della macchina comunale: è inderogabile l’esigenza di una vera e propria operazione verità su larga parte di quell’apparato burocratico che ha condiviso le scelte scellerate che hanno portato alla devastazione del nostro territorio o che, nella migliore delle ipotesi, si è voltato dall’altra parte.
  • Trasformazione radicale del sistema dei servizi attraverso un nuovo processo di municipalizzazione: la messa a punto di una macchina comunale efficiente è propedeutica proprio per questo, Tributi, Acqua e Raccolta Rifiuti devono essere gestite direttamente dal Comune. Si deve far tramontare ogni ipotesi di ri-esternalizzazione della riscossione tributi, bisogna avere una gestione veramente pubblica dell’Acqua e stracciare il Contratto-Pacco che ci hanno rifilato con la CITE
  • Ridefinire un nuovo modello urbanistico: La soluzione ai problemi urbanistici di Orta di Atella non è affatto semplice ma va affrontata con uno studio approfondito svolto da persone competenti e oneste, che non hanno interessi particolari da anteporre al bene della comunità. La politica urbanistica adottata in passato ha lasciato migliaia di famiglie senza casa o con una casa ma in una situazione di indefinitezza e dunque di estrema difficoltà; un’intera città è sorta dal deserto senza servizi e senza un piano di viabilità. A questo quadro fa da complemento la questione del decoro urbano: fogne inadeuate in molti punti della città, tubazioni inesistenti, illuminazione stradale in molte zone assente o inefficiente, strade dissestate, marciapiedi inesistenti o impercorribili, nessuna pista ciclabile, barriere architettoniche e abusivismo diffuso ci consegnano la fotografia di una città invivibile. Senza dimenticare un centro storico che cade a pezzi e che in nessuna delle passate amministrazioni è rientrato in un progetto di sviluppo e rilancio della città e della sua storia antica di 2 mila anni.
  • Educazione al bene comune. Oltre alle tematiche connesse ai servizi, occorre una mappatura degli immobili e degli spazi comunali inutilizzati o in stato di degrado. Per avviare una prima fase conoscitiva di un lavoro più ampio di analisi del territorio cittadino, che abbia la finalità di rigenerare e ricucire il tessuto urbano della città esistente mettendo a disposizione luoghi.

Questi sono i nodi principali, non gli unici, su cui siamo disposti a metterci in gioco e in discussione con chiunque, un programma minimo chiaro che non lasci adito a interpretazioni e con a guida una figura di garanzia, estranea alle vecchie logiche e soprattutto senza nessun tipo di interesse personale da salvaguardare.