Luigi De Magistris ospite della Rassegna “Pretesti per Parlarne”

Sarà il sindaco di Napoli Luigi De Magistris l’ospite di punta del secondo appuntamento della Rassegna “Pretesti per parlarne”, organizzata dal Collettivo Politico – Culturale “Città Visibile” di Orta di Atella.
L’incontro è per sabato 11 novembre alle ore 18:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Orta di Atella, in viale Petrarca.

Oltre al sindaco di Napoli, che presenterà il suo libro “La città ribelle – Il caso Napoli”, interverranno Vincenzo Tosti, portavoce del collettivo Città Visibile, Eleonora De Majo Consigliera Comunale di Napoli per Dema, e Paolo Chiariello, giornalista di Sky Tg 24. Introdurrà l’evento Giovanni Salomone del collettivo Città Visibile.
“La Rassegna, come si evince dal nome che le abbiamo dato, ha l’obiettivo di focalizzare sempre più l’attenzione sui problemi che attanagliano il nostro paese ed individuare delle soluzioni percorribili” precisa il portavoce di Città Visibile Vincenzo Tosti. “Quest’incontro vuole sottolineare come un governo diverso, distante dalla gestione malsana degli ultimi decenni, sia possibile anche per Orta di Atella. Noi proponiamo un modello di città nuovo, rivoluzionario, che sappia coinvolgere tutte le forze sane di questo paese e far convergere tutte le energie positive nella costruzione della città ribelle”.

“Rifiuti Zero” con Paul Connett ad Orta di Atella

Sarà Paul Connett, professore di chimica e tossicologia alla St. Lawrence University, nello stato di New York e tra i principali teorici della strategia “Rifiuti Zero” ad aprire la nuova edizione della Rassegna “Pretesti per Parlarne” organizzata dal Collettivo Politico Culturale “Città Visibile” in collaborazione con la Rete di Cittadinanza e Comunità.

Il prof. Connett parlerà della sua teoria riguardante la gestione dei rifiuti solidi urbani, tra i più fermi oppositori dell’incenerimento dei rifiuti la sua teoria composta da dieci fasi ruota a tre pilastri fondamentali: Riusare, Ridurre e Riciclare.

Interverranno all’evento che si terrà Domenica 8 Ottobre dalle ore 18:00 presso la Sala Consiliare di Orta di Atella anche Miriam Corongiu, contadina e attivista della Rete di Cittadinanza e di Comunità mentre la moderazione sarà affidata alla giornalista RAI Francesca Ghidini.

Questo incontro sarà un ulteriore occasione per contrapporre il nostro modello per affrontare il ciclo dei rifiuti rispetto a quello usato negli ultimi decenni” precisa Vincenzo Tosti, portavoce del Collettivo Città Visibile. “Vogliamo affermare in modo forte che esiste un’altra via a quella dell’incenerimento e delle discariche temporanee sulla carta e permanenti nei fatti come San Pancrazio e San Giorgio ad Orta di Atella dimostrano, vogliamo far conoscere la nostra visione di Città, dire agli ortesi che non dobbiamo rassegnarci alla mala gestione della cosa pubblica e vogliamo farlo partendo dalla gestione della raccolta rifiuti, non dall’emergenza ma dall’ordinarietà

Paul Connett, il massimo protagonista della crescente diffusione nel mondo di rifiuti zero, ripercorrerà i successi di questo nuovo percorso di cambiamento ed indicando come attuare concretamente i 10 passi per giungere ad una società a rifiuti zero, portando anche esempi di buone pratiche già iniziate in altri comuni e quindi riproducibili.

Riconversione. Il passato che ritorna

Riconvertire Terra dei Fuochi con la Canapa.
Oggi sembra una possibilità all’ordine del giorno eppure fino a poco tempo fa chi osava esprimere questo concetto veniva additato come pazzo o visionario.
Nell’Agro Atellano credo che uno dei primi che ha avuto apertamente la lucidità di esprimere un concetto in controtendenza circa la possibilità di curare le nostre terre martoriate con la Canapa sia stato il Maestro Salvatore di Vilio.
Poi ci sono stati i miei attuali compagni di viaggio in Città Visibile, Salvatore, Enzo e Orlando su tutti a cercare di contrapporre alla logica della “Costruzione” che imperava ad Orta di Atella, quella della “Riconversione”.
Eppure quella della canapa non è un’idea nuova, lo scrittore Carlo Gubitosa nell’inchiesta a fumetto del 2013 “Ilva – Comizi d’Acciaio” lanciava una proposta provocatoria per risolvere il problema della città pugliese: “Fare di Taranto una nuova Amsterdam, coltivare canapa al posto dell’industria per rilanciare il turismo”.
Oggi in un paese come il nostro che non ha niente più da perdere quella della riconversione poteva rappresentare una scelta politica di alto valore, riconvertire i terreni dell’ex-Eurocompost per esempio avrebbe restituito un po’ di credibilità ad una classe politica che negli ultimi anni è stata solo affaccendata nel fare affari.
Ma l’alto valore politico non lo puoi praticare se non lo hai e giustamente i nostri amministratori in quello sversatoio destinato a discarica più o meno abusiva altro non hanno visto che la possibilità di nuovi appartamenti.
E questa non è la storia di 20 anni fa ma storia recente.
Per questo noi crediamo alla riconversione delle terre ma non a quella dei politici, perché un amministratore che ha avallato di tutto negli ultimi due decenni, per quanto fulminato sulla via di Damasco non può mettersi a disposizione per un progetto di “Cambiamento” perché porta con se un concetto di fare amministrazione, sbagliato, malato, lo stesso concetto che ha affossato il nostro paese.

Sogno di una notte di mezza estate (notte lunga ortese)

È bella la vita in questa parte dell’agro.
Il carretto passava e l’uomo gridava gelati. D’estate è ancora più bella.
La terra, solleticata dal sole, trasuda profumi, essenze di fiori. I bambini giocano.
Non è Orta un posto per satrapi. Mica può accadere, qui, che qualcuno abbia con se ottanta persone su cento.
Non accadono cose di cui vergognarsi.
Mai è capitato sopra ai pollieri, alla croce santa o in qualsiasi altrove, che qualcuno comprasse il consenso di una famiglia con la promessa del lavoro o un buono spesa. Mai.
La Real Ortese, per interposta persona, dopo una estenuante trattativa segreta, ha comprato il nipote di Jairzinho.
Ieri al Teatro Comunale i bambini delle scuole hanno recitato le Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Quando l’attore ha pronunciato “l’umanità geme al nascere di un conquistatore e non ha per conforto se non la speranza di sorridere su la sua bara”, il pubblico in sala si è alzato compatto applaudendo.
La politica è bella sotto il cielo di Orta di Atella.
Ognuno ha delle idee. E non esiste il baratto. Si salta sui carri solo alla festa del paese.
Il sole batte sempre in mezzo ai palazzi.
Le madri, e pure i padri, guidano senza scossoni i passeggini delle nuove generazioni.
La partecipazione è altissima nel punto ortese del pianeta.
Proprio ieri è sorto un Laboratorio Politico permanente.
L’altro giorno ne era sorto un altro. Ma era temporaneo.
Qua la gente sta dalla parte di chi scavalca il muro per giocare a pallone, mai dalla parte di chi tiene chiuse le porte.
Ieri la Real Ortese ha vinto la Champions League contro la Juventus con un gol in fuorigioco del nipote di Jairzinho.
Mai qui si è udito il clangore degli schiavettoni.
Qui noi siamo felici. Poi mi sono svegliato.

L’eco della tela

Grande successo per l’esposizione L’eco della tela andata in mostra dal 3 all’11 giugno presso i giardini del suggestivo chiostro settecentesco del Convento di San Donato, vero e proprio gioiello artistico nel cuore di Orta di Atella.
La mostra, organizzata dall’associazione Presepe e dintorni, ha reso protagonista l’arte nelle sue espressioni pittoriche: i visitatori hanno potuto ammirare oltre cinquanta opere appartenenti ai più importanti artisti attivi sul territorio atellano tra i giardini e le meravigliose volte affrescate del convento.
Un modo per riavvicinare l’arte ad un territorio che ha perso la sua bellezza originaria a causa della speculazione e del cemento che hanno invaso il nostro vivere quotidiano, negandoci ogni contatto con la realtà sensibile: agli organizzatori della mostra va infatti riconosciuto il grande impegno impiegato nella valorizzazione del grande patrimonio artistico e culturale atellano nonché il merito di aver saldato il linguaggio universale dell’arte a forme, colori, espressioni e suggestioni pittoriche trasformando Orta di Atella in un piccolo museo a cielo aperto.
Un’occasione inoltre per ringraziare Milena e Martina, curatrici della mostra, convinte come noi che il riscatto di Orta di Atella debba passare necessariamente attraverso la riscoperta della bellezza e la sua valorizzazione

Per ritornare un paese normale, ci vediamo sulle barricate

La situazione politica e sociale di Orta di Atella ha bisogno, in questa fase quanto mai delicata, di trasparenza e atteggiamenti chiari e riconoscibili. Mai in politica si dovrebbe preferire l’accordo sottobanco ad un’intesa aperta e stipulata alla luce del sole, ma riteniamo che, in questo determinato periodo storico, questa esigenza sia ancora più urgente.

Tutti sappiamo cosa ha passato il nostro paese sotto l’aspetto finanziario, urbanistico e culturale e parlarne, per quanto qualcuno possa non concordare, non è né superfluo né stucchevole, ma è un esercizio di memoria che serve per costruire il futuro, avendo ben chiaro cosa non vogliamo essere e cosa non vogliamo più fare.

Non è nostra intenzione dividere Orta di Atella in buoni e cattivi, ma non ci si può chiedere neanche di dimenticare il passato con la filosofia del “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, perché noi sappiamo bene che “chi ha avuto” lo ha sottratto alla vivibilità e al patrimonio di un’intera cittadinanza. “Chi ha dato”, ha pagato un prezzo troppo alto.

Il nostro Collettivo ha un nome che è una dichiarazione politica: Città Visibile.

Ci chiamiamo così perché ispirati da un passo de “Le Città Invisibili” di Italo Calvino che parlando dell’Inferno quotidiano suggerisce due modi per uscirne. “Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più” e questo è quello che qualcuno ci invita a fare, “Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Questo il nostro manifesto politico, il criterio con cui ci predisponiamo anche verso le altre forze politiche per costruire un’altra città, una città normale, una città visibile.

Non possiamo avere nulla in comune con quei movimenti e laboratori politici che nascono dopo “serie e stringenti riflessioni” ma sempre e solo quando si profila la tornata elettorale ed hanno come obiettivo non quello di costruire ma quello di vincere. Non è giusto che questo paese dopo anni sia ancora orfano di proposte politiche e pieno solo di capi bastone e portatori di voti. Non è giusto per Orta di Atella, non è giusto per gli ortesi.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che la nostra Città abbia in sé ancora delle forze inespresse, abbia ancora delle capacità, sia fatta ancora da cittadini disposti a mettersi al servizio del popolo e non abbiano come ultimo scopo quello di servirsi del popolo.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che nella nostra Città ci siano ancora delle energie figlie di quella politica che preferiva l’interesse pubblico a quello privato, le idee e la sfida di una proposta politica ai voti che un singolo “signore dei voti”  possa portare in dote.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che il popolo ortese abbia la voglia e la necessità di fare una scelta politica chiara e culturalmente onesta e siamo convinti che la proposta che vogliamo costruire possa avere questi requisiti.

Non possiamo e non vogliamo avere nulla in comune con le “gioiose macchine da guerra”, ma vogliamo invece mettere in comune il nostro tempo e le nostre idee con chi voglia condividere con noi un percorso politico che vada oltre questa tornata elettorale e sia legato alle radici culturali di Orta di Atella.

Ci siederemo da persone libere con persone libere, per porre al centro la questione di un paese che prima di tutto va liberato da vecchie trame e da grigi suggeritori che per anni,senza mai esporsi, hanno sussurrato alle orecchie di chi amministrava.

Vogliamo costruire una forza inclusiva, che sia basata sulla politica e sulla credibilità delle persone. Non faremo questioni di lana caprina, a patto che si abbia come discriminante la messa in discussione dei modelli finanziari, culturali e urbanistici che fino all’ultimo PUC hanno spadroneggiato nella discussione amministrativa, con quelle forze che si prefigurano come continuità o addirittura ne vogliono raccogliere l’eredità. Contro questi alzeremo muri e verso queste persone non abbiamo altro da dire che “Ci vediamo sulle barricate”.

La caduta e il tempo perso

Era stato fin troppo facile per noi predire il ruolo irrilevante dell’amministrazione Mozzillo. Come, per la popolazione ortese, è stato fin troppo facile capire che il gioco della poltrona è stato mantenuto in vita finchè non si fosse definito con certezza il destino giudiziario, e di conseguenza politico, di coloro che hanno monopolizzato la vita amministrativa di Orta di Atella negli ultimi 20 anni.

 

Il Sindaco Mozzillo, eletta e sostenuta da quello stesso apparato politico che ha ridotto a brandelli il tessuto culturale e sociale del nostro paese, ha tentato in corsa un colpo di coda, forse perchè fulminato sulla via di Damasco, o magari mosso dal tentativo di ripulirsi politicamente. Insomma, ha cercato di staccarsi da quelle logiche tentacolari del “politichese” che lo avevano messo la, come riempi posto. Senza però dimostrare quel decisivo scatto d’orgoglio, necessario per rompere definitivamente con certe trame politiche.

Detto altrimenti, Mozzillo ha tentato di rompere con la vecchia politica rimando però nel calderone politico di sempre. Certe logiche ti rendono prigioniero se non te ne affranchi del tutto. E’ una questione di educazione civica, di cultura politica. Questa esperienza amministrativa non poteva che finire in questo modo, semplicemente perché, le logiche che l’hanno prodotta sono le stesse che ne hanno decretato la fine. Sono andati in onda le solite modalità di reperimento dei voti e i soliti “magheggi” consociativi, cose capaci di produrre solo rapporti di forza facilmente riconoscibili, di fruttare solo qualche faccia nuova. Non certo una cultura politica diversa, veramente alternativa rispetto a quella che tanti disastri ha provocato  ad Orta di Atella.

D’altronde, la storia dell’amministratore Giuseppe Mozzillo era già segnata : più che per il suo presente di Sindaco, lui deve rispondere per il suo passato da Assessore all’Urbanistica al tempo dello Scempio edilizio. E nessuno scatto d’orgoglio avrebbe mai potuto cancellare questo.

Ad Orta di Atella rimane l’esperienza di due anni persi. Un’eredità pesante per un paese che non ha tempo da perdere. All’alba di questo nuovo oltraggio fatto alla “buona politica” rimane  un deserto veramente sconfortante, con l’assenza di partiti veramente credibili e la sensazione concreta che il prossimo destino amministrativo  sarà deciso su quel tavolo dove già più volte è stato smembrato il corpo del nostro paese.

Di contro, c’è per i Cittadini, che hanno guardato con schifo a quest’altro triste spettacolo, la possibilità di diventare protagonisti di una nuova primavera, di farsi portavoci di un riscatto che da troppo tempo tarda ad arrivare.

Non esistono giudizi politici per quello che è capitato ad Orta di Atella negli ultimi anni, c’è solo il voltastomaco e la consapevolezza che nulla di buono può nascere in continuità a quello che è stato finora.