Calce – Quando i migranti eravamo noi

“Forse, tra poco, saremmo stati anche noi dei senza patria,
costretti a girare da un paese all’altro, da una questura all’altra,
senza più lavoro né radici, né famiglia, né case”

Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

LA STORIA

Sono parecchie le cose nascoste nelle famiglie, esattamente come in quella dei Coppola, famiglia originaria dell’hinterland a nord di Napoli, cresciuta con il lavoro edile. Tre generazioni si diramano all’interno di questa saga familiare intrecciando i loro legami da emigrati in Svizzera, uno dei paesi più ricchi ma anche più intolleranti d’Europa, dove razzismo e pregiudizio la fanno da padroni specie nei confronti dei Meridionali. Fa poca differenza se siamo noi italiani a scappare dalla miseria in cerca di futuro: ci sarà sempre qualcuno che senza un apparente motivo vorrà rispedirti a casa a calci nel culo, anche se una casa non ce l’hai e forse neanche “il culo”.    

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A piedi nudi…

LA STORIA

Un insegnante, in procinto di partire per Budapest, legge sul giornale la notizia della brutale uccisione di un ragazzo originario della provincia di Napoli. La sua tragica fine sembra l’epilogo inevitabile di un destino già segnato. L’insegnante resta sconvolto dalla ricostruzione cruenta dei fatti; il solo pensiero di quella morte lo perseguiterà durante tutto il suo viaggio in Ungheria: e se il ragazzo in questione fosse stato suo alunno? Così pagina dopo pagina prende corpo l’indagine dell’insegnante che metterà a nudo la personalità di quel ragazzo sconosciuto cercando di recuperarne la purezza e la genuinità perduta.

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CASAMONICA – Le mani su Roma

“La mia città non mi piaceva per questo ho deciso di restare.
Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”

Paolo Borsellino

L’INIZIO
È durante la torrida estate del 2015 che l’Italia intera si accorge con sgomento dell’esistenza del Clan dei Casamonica: durante i funerali di Vittorio Casamonica le note del film ”Il Padrino” accompagnano la carrozza funebre scortata dalla Polizia Municipale mentre piovono petali lanciati da un elicottero e sulla chiesa campeggia la scritta ”Re di Roma”. Sembrano le scene di un film, eppure è la cruda realtà. Da allora video di minacce, pestaggi, aggressioni, ruspe e abbattimenti hanno riempito i notiziari portando l’attenzione dei media nelle periferie romane, regno incontrastato dei Casamonica.

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Terra dei Fuochi e non solo

«Cercate l’Antica Madre dove la stirpe di Enea,i figli dei suoi figli e più tardi i loro nipoti,domineranno uno spazio immenso di terra e di mare»

Virgilio, Eneide

“Cercate l’antica madre” è il racconto personale e umano degli uomini e delle donne della Terra dei Fuochi che combattono ogni giorno per amore della propria famiglia e della propria terra. Solo tra le province di Napoli e Caserta, secondo Antonio Giordano, direttore dell’Institute for Cancer Research di Philadephia siamo di fronte ad un vero e proprio biocidio, una tragedia ambientale senza precedenti che ha portato gravissime ripercussioni sulla salute dei cittadini, e che molti scienziati hanno definito come il più grande laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto mai esistito. Ma oltre alla Terra dei Fuochi che tutti noi purtroppo conosciamo perché ci viviamo o perché balzata alle cronache per via dei roghi appiccati ogni giorno, degli sversamenti illeciti di rifiuti tossici e per l’alto tasso di mortalità tumorale, ci sono decine di “Terre dei Fuochi” sparse per l’Italia, da Nord a Sud, che fanno meno rumore ma che sono altrettanto gravi. Continua a leggere Terra dei Fuochi e non solo

L’infelicità italiana – I migranti e noi

Partendo dall’autofiction, con l’Infelicità Italiana, Maurizio Braucci mette a nudo il lato più oscuro e razzista degli italiani. Dal quartiere Vasto di Napoli fino al cuore della Calabria, l’autore viviseziona i centri di accoglienza per indagare sui retroscena legati al fenomeno dell’immigrazione e di come le politiche di accoglienza siano talvolta un pretesto per nascondere veri e propri giri d’affari che si consumano sulle spalle e nel disprezzo dei migranti stessi. Continua a leggere L’infelicità italiana – I migranti e noi

Il Sessantotto Visionario di Renzo Paris

IL MONDO CHE CAMBIA

Molto è stato scritto sul Sessantotto eppure dopo 50 anni c’è ancora tanto da dire.

Lo spirito rivoluzionario di quel periodo si manifestò già qualche anno prima negli Stati Uniti, a partire dalle battaglie per i diritti civili degli afro-americani e dal movimento pacifista contro la guerra in Vietnam, fino al Maggio Francese che aprì le porte al nostro Sessantotto. In quegli anni avvenne una vera e propria rivoluzione culturale che cambiò ogni aspetto della vita sociale: l’esigenza di costruire una nuova soggettività portò al ripensamento dei concetti classici di lavoro, famiglia, scuola e sesso. La contestazione non voleva prendere il potere bensì abbatterlo secondo un ideale di liberazione totale. E se è vero che quegli anni furono ricordati come fenomeno di costume (i capelloni, i jeans, le minigonne, l’eskimo, l’alcool e il fumo) è soprattutto grazie alle nuove suggestioni nate in quell’epoca che ci fu un’esplosione straordinaria di linguaggi, forme, culture, pratiche e immaginari fino ad allora inesplorati.

I passi della contestazione danzavano al ritmo psichedelico di Jimi Hendrix e Janis Joplin, di Beatles e Rolling Stones, di Led Zeppelin e The Doors, mentre cantautori come De André, Guccini, Joan Baez e Bob Dylan conciliavano poesia e impegno civile. Al cinema la fantascienza diveniva realtà con 2001: Odissea nello spazio mentre Il Laureato consacrò Dustin Hoffman al successo hollywoodiano; nel frattempo i registi italiani come Bertolucci e Bellocchio avevano saputo rappresentare meglio di tutti il vento del cambiamento. Protagoniste di quell’epoca furono le storie nate dalle penne di Fenoglio, Bassani, Silone, Sciascia, Buzzati, Morante. I giovani di quella stagione avevano sviluppato le proprie idee leggendo i saggi di Debord, Sartre, De Beauvoir, Althusser, Bourdieu, Marcuse, Deleuze e coltivavano il mito dei grandi rivoluzionari come Che Guevara, Mao Tse-Tung e Ho Chi Minh. Il Sessantotto ha rappresentato dunque un momento storico di importante rottura con il passato, senza il quale non saremmo diventati ciò che siamo oggi.

IL LIBRO

Sessantotto Visionario è un memoir, una lettura dal di dentro che ripercorre passo dopo passo le lotte del Movimento studentesco con genuinità e spensieratezza e che ha come sfondo un periodo storico ricco di memorie del nostro passato. Protagonista il giovane Paris che avanza verso la laurea mentre studenti, donne e lavoratori scendono in piazza. Ribellarsi ad una società ingiusta caratterizzata da grandi disparità socio-economiche fu la parola d’ordine dei giovani di quell’epoca il cui scopo era quello di trasformare la società secondo i principi di uguaglianza, libertà e partecipazione. Giovani inclini alla visionarietà, pieni di fiducia e di speranza, irrompono sulla scena diventando i protagonisti indiscussi del cambiamento.

Attraverso questo racconto Paris mette in luce una ricostruzione ricca di suggestioni e immagini, una parentesi gioiosa che se da un lato aprì la strada alle lotte del Movimento operaio, dall’altro subì la torsione autoritaria dello Stato. Di lì a poco la società dei consumi profetizzata da Pasolini avrebbe indebolito il pensiero critico, smobilitato la contestazione e spoliticizzato i giovani per fare posto al culto dell’immagine, fino a dominare ogni aspetto della vita quotidiana. Il Sessantotto non sembra dunque un periodo storico finito ma una parentesi aperta, un’esigenza di cambiamento viva, una domanda a cui non è stata data ancora una risposta.

L’AUTORE
Romanziere, poeta, critico, saggista già docente di Letteratura Francese presso l’Università di Salerno e l’Università della Tuscia Renzo Paris è un intellettuale a 360° oltre che uno dei più importanti scrittori contemporanei. Padre indiscusso dell’autofiction è stato autore di opere tradotte in tutta Europa – intramontabile il suo bestseller Cani sciolti – e di importanti studi su Moravia, Silone e Pasolini. Da saggista e traduttore si è impegnato a diffondere in Italia le opere di G. Flaubert, G. Apollinaire, J. Prévert e i suoi lavori editi da Garzanti, Bompiani, Giunti, Feltrinelli, Mondadori. Ha collaborato con riviste e testate nazionali tra cui il Corriere della Sera, la Repubblica, il Manifesto, L’Espresso

* Evento fb: https://goo.gl/Uo4R4p

L’eco della tela

Grande successo per l’esposizione L’eco della tela andata in mostra dal 3 all’11 giugno presso i giardini del suggestivo chiostro settecentesco del Convento di San Donato, vero e proprio gioiello artistico nel cuore di Orta di Atella.
La mostra, organizzata dall’associazione Presepe e dintorni, ha reso protagonista l’arte nelle sue espressioni pittoriche: i visitatori hanno potuto ammirare oltre cinquanta opere appartenenti ai più importanti artisti attivi sul territorio atellano tra i giardini e le meravigliose volte affrescate del convento.
Un modo per riavvicinare l’arte ad un territorio che ha perso la sua bellezza originaria a causa della speculazione e del cemento che hanno invaso il nostro vivere quotidiano, negandoci ogni contatto con la realtà sensibile: agli organizzatori della mostra va infatti riconosciuto il grande impegno impiegato nella valorizzazione del grande patrimonio artistico e culturale atellano nonché il merito di aver saldato il linguaggio universale dell’arte a forme, colori, espressioni e suggestioni pittoriche trasformando Orta di Atella in un piccolo museo a cielo aperto.
Un’occasione inoltre per ringraziare Milena e Martina, curatrici della mostra, convinte come noi che il riscatto di Orta di Atella debba passare necessariamente attraverso la riscoperta della bellezza e la sua valorizzazione

L’Arte e il Culto

L’artista di fama internazionale Lello Esposito arriva con le sue opere al Palazzo Ducale di Sant’Arpino in occasione della rassegna culturale Pulcinellamente, ideata e organizzata dall’unione dei Comuni Atellani.
La mostra intitolata ‘‘Da Maccus a Pulcinella. La metamorfosi di una maschera’’ vuole rappresentare, attraverso le opere pittoriche e scultoree dell’artista partenopeo che vive tra Napoli e New York, un ritorno alle origini e alla tradizione attraverso lo strumento dell’arte contemporanea e riscoprire quel filo rosso che collega la tradizione delle Maschere Atellane alla popolare figura di Pulcinella.
Ma folklore e tradizione non sono che la punta dell’iceberg di un’arte che, nella ricerca del culto, mescola forme e colori di una rappresentazione simbolica: la maschera è la dimensione ancestrale dell’uomo che fatica a nascondere una natura fatta di malinconica rassegnazione di fronte all’ineluttabilità dello scorrere della vita.
Sullo sfondo una Napoli simbolica che vive una metamorfosi immobile, una città kafkiana, sempre uguale eppure diversa, che segna il destino delle genti che si nascondono nel suo ventre: passato e presente si incontrano e si scontrano nella rappresentazione artistica dell’uomo contemporaneo, uno scontro titanico senza vinti né vincitori di cui l’artista porta il peso e si fa portavoce.
La forza viscerale del Vesuvio sta per esplodere in tutta la sua passione mentre Pulcinella è l’anarchico tra gli anarchici, ultimo eroe romantico del suo popolo, libero da ogni schema razionale, risponde alle pulsioni più profonde ed emerge come una lava rossa che da secoli giace nelle viscere della terra e dell’animo umano. Il Pulcinella di Esposito è il Sisifo contemporaneo che sapendo di dover morire, trova la sua liberazione nella sopportazione della vita.
Celebri le parole di Massimo Troisi a riguardo: «Non ho mai visto la mia anima, eppure entrando nello studio di Lello Esposito ne ho sentito l’odore».

2Sì al lavoro!

La Consulta ha dato il via libera a due dei tre quesiti referendari promossi dalla CGIL in materia di lavoro: non passa il quesito sull’art. 18 mentre passano i quesiti su voucher e responsabilità dell’impresa. Il popolo sarà chiamato ad esprimersi alle urne entro la prossima primavera: la data precisa sarà indicata dal Governo salvo elezioni anticipate, in tal caso se ne riparlerà nel 2018. A differenza del Referendum Costituzionale che si è svolto lo scorso 4 dicembre, il Referendum sul Lavoro è di tipo abrogativo – bisogna votare Sì – e prevede il quorum del 50% +1 degli aventi diritto al voto perché sia valido.
LA TRUFFA DEL JOBS-ACT
Il jobs-act è un pacchetto di norme sul lavoro approvate dal Governo Renzi che consiste nell’introduzione del contratto a ”tutele crescenti”, nella cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, nella riforma degli ammortizzatori sociali e nell’estensione dell’uso dei voucher. Si tratta di norme che non hanno avuto alcun effetto positivo sul mondo del lavoro se non quello di facilitare i licenziamenti, smantellare i diritti dei lavoratori e aumentare la precarietà. Davanti ai nostri occhi abbiamo la fotografia di un Paese immobile, spaccato a metà con un Sud sempre più povero, dove le famiglie non arrivano a fine mese e i giovani sono costretti ad andare via per trovare lavoro; a confermarlo i dati ISTAT e CENSIS.
PERCHÉ Sì?
L’unica soluzione per contrastare precarietà e disoccupazione è cancellare il jobs-act votando Sì al Referendum sul Lavoro. Vediamo cosa prevedono nello specifico i due quesiti referendari:

  1. L’abolizione dei voucher utilizzati per la retribuzione del lavoro occasionale di tipo accessorio attraverso il pagamento in buoni (abrogazione art. 48-49-50 del D.Lgs. n.81 del 15/06/2015). Il jobs-act, nel tentativo fallimentare di regolarizzare il lavoro nero, ne ha esteso l’utilizzo a tutti i tipi di lavoro determinando un vero e proprio abuso che ha generato maggiore precarizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro. I più colpiti da questo provvedimento sono stati i giovani che, in mancanza di un lavoro vero, si sono ritrovati più poveri, sotto ricatto e senza diritti.

  2. La reintroduzione della responsabilità dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che preleva l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori (abrogazione art.29 del D.Lgs. n.276 del 10/11/2003). Di conseguenza, essendo chiamato a rispondere anche il committente dell’appalto, le aziende saranno tenute ad esercitare un controllo più rigoroso in termini di efficienza, trasparenza, legalità e sicurezza sui luoghi di lavoro.
    VOTARE È IMPORTANTE
    Ancora una volta va sottolineata l’importanza del referendum quale strumento di democrazia diretta, volto a ridare voce e potere alle persone, a chi è senza voce, e attraverso il quale i cittadini sono chiamati a decidere con il loro voto senza intermediazioni. La priorità oggi nel nostro Paese è salvaguardare il diritto al lavoro e tutte quelle tutele di cui hanno bisogno i lavoratori per poter vivere con dignità, per portare il pane a casa, per soddisfare i bisogni e le esigenze delle proprie famiglie e soprattutto per poter assicurare ai propri figli un futuro dignitoso. Quella del Referendum sul Lavoro rappresenta infatti una battaglia di civiltà e di buon senso, nel pieno rispetto dell’art. 4 della Costituzione nonché nell’attuazione dell’art. 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: il lavoro è diritto, non un privilegio!