La questione morale imposta

Mettiamo un attimo da parte i risvolti giudiziari (se ce ne saranno), mettiamo da parte il Commissariamento, il ricorso e la discussione sul chi ha torto e chi ha ragione.

Il provvedimento di scioglimento del Comune di Orta di Atella redatto dal Prefetto di Caserta e avallato dal Ministero degli Interni restituisce anche un indicazione che dovrebbe essere da monito a tutta la classe politica di Orta di Atella?

Continua a leggere La questione morale imposta

La discontinuità non è un pranzo di gala

Attorno all’interruzione del dialogo che il nostro Collettivo aveva iniziato con PD e PSI molto si é scritto in questi giorni. Non ci pare né utile, né tempestivo imbastire un botta e risposta fine a se stesso. Tuttavia una breve analisi, che peraltro sarà limitata a questo scritto, ci pare doverosa.

Il Collettivo Città Visibile, sin dalla sua nascita ed in molteplici forme, ha percorso la strada di un´alternativa culturale e politica nella nostra città che parlasse alla gente e gli restituisse il senso del riattivarsi di un tessuto sociale lacerato da oltre venti anni di malapolitica e mortificazione delle intelligenze.

Questo approccio non é mutato con la caduta dell´amministrazione Mozzillo ed anzi ha assunto, come é ovvio che fosse, una connotazione più marcatamente politica. E nel panorama politico ortese, dove soggetti politici dormienti si ridestano col profumo delle elezioni ed é tutto un fiorire di movimenti e laboratori permanenti e temporanei, eterogenei o proprietà personale, che nascono si dividono e muoiono attorno ad interessi personali e tatticismi, abbiamo sentito l’esigenza di misurarci con la responsabilità di proporre quell’alternativa che stiamo praticando da che esistiamo.

Con questo spirito abbiamo avviato il dialogo con PD e PSI, con cui, pur avendo visioni e vissuti in alcuni casi diametralmente opposti, pensavamo di avere un minimo comune denominatore dal quale partire.

Un approccio, evidente a tutti, che consiglierebbe un utilizzo più appropriato della lingua italiana.

Autoreferenziale é infatti “chi non si cura dei rapporti con altre realtà”. Esattamente il contrario di quanto abbiamo fatto noi. Pazienza se poi con quelle realtà capisci di non poter andare oltre un indirizzo generale.

A noi non interessa individuare chi ha la responsabilità della fine del dialogo. Rivendichiamo ognuna delle “proposte” che abbiamo portato a quel tavolo. Siamo fermamente convinti che non debbano esserci, nella squadra da presentare agli elettori, persone che hanno fatto parte delle ultime amministrazioni.

Siamo altrettanto convinti che il dialogo con PD e PSI avrebbe mantenuto un carattere progressivo fin quando si fosse rimasti in un perimetro politico riconoscibile, individuabile, di sinistra, senza cedimenti a ricerche di pacchetti di voti in laboratori e movimenti che sembrano porti di mare. Non abbiamo il “lider maximo”, il salvatore della patria da innalzare sul piedistallo. Ma abbiamo avuto e manteniamo la presunzione di proporre una figura che avrebbe nobilitato il tentativo che cercavamo di mettere in campo e che rispondeva a tutti i requisiti individuati per un ruolo delicato come quello del candidato sindaco.

Una figura che avremmo messo a disposizione di tutti, con il suo bagaglio di conoscenze, di esperienze, di lotte, e rispetto alla quale PD e PSI non hanno nemmeno provato a fornire un´alternativa, dovendo, probabilmente, tener conto degli umori di qualcun altro. Una proposta ferma, nessun diktat.

Andiamo avanti convinti che occorra, in questa fase storica, una impostazione radicale, che segni una profonda cesura col passato, nelle pratiche, nei volti, nelle proposte.

Da questa consapevolezza riprendiamo a camminare domandando.

Per far nascere il nuovo #cambiaredavvero

In queste settimane abbiamo provato ad instaurare un dialogo con il Partito Democratico ed il Partito Socialista.

Ritenevamo che fosse doveroso confrontarci con due forze che, pur essendo molto lontane dal nostro modo di porci e dal nostro modo di intendere la politica, avevano messo in campo la disponibilità a ragionare su modalità radicalmente diverse rispette a quelle praticate fino ad oggi tanto per quanto riguarda gli aspetti programmatici quanto, soprattutto, sulla valutazione delle persone che avrebbero dovuto incarnare il “nuovo corso”, Abbiamo avuto dunque modo di parlare di progettualità e di raccontarci il modello di sviluppo che immaginavamo per Orta di Atella.

C’è stata una convergenza su una piattaforma programmatica e questa era una condizione che consideriamo necessaria ma, dato il particolare momento sociale e politico, non sufficiente.

Abbiamo richiesto che la coalizione si caratterizzasse da un lato politicamente, come chiesto d’altronde anche dai nostri interlocutori, ma che allo stesso tempo fosse rappresentata da figure facilmente e immediatamente collocabili, nell’immaginario collettivo, agli antipodi delle passate esperienze amministrative.

Credevamo e crediamo che sia necessario un momento di forte e decisa discontinuità rispetto alle politiche attuate ad Orta di Atella negli ultimi 20 anni.

Allo stesso modo, riteniamo che tale discontinuità la si debba praticare sia sul piano del programma politico, nel metodo e nel merito, ma soprattutto nelle figure, nei volti che dovranno presentarsi agli elettori ed incarnare l’insopprimibile anelito di cambiamento che Orta esprime nelle sue varie forme.

Ed il nostro non è un discorso di ordine morale o etico ma meramente politico.

Abbiamo dato indicazione e offerto la disponibilità di profili e competenze specifiche e riconoscibili precisando a più riprese che sarebbe stato rivoluzionario per la politica ortese, vitale per la coalizione e imprescindibile per noi che si riuscisse a costruire un progetto non attorno al peso elettorale delle persone ma attorno alla loro storia politica e sociale. Su questo punto siamo stati intransigenti: noi non siamo disponibili a cercare portatori di pacchetti di voti e costruire su questa sommatoria una alleanza. Non è questo il modo attraverso cui intendiamo creare il consenso.

Abbiamo ribadito che il cambiamento passa anche attraverso una inversione di senso. Una volta costruita una coalizione, caratterizzata a sinistra, con un profilo programmatico chiaro e radicale e con una proposta in termini di rappresentanza nettamente in discontinuità con il passato, da essa, e solo da essa, si sarebbe partiti per parlare alle persone, convincerle, cercare di farle appassionare nuovamente alla politica.

Purtroppo tale impostazione, tale ragionamento politico non è stato condiviso dai nostri interlocutori e questo inevitabilmente ha compromesso il dialogo, che anche a fatica, si era cercato di porre in essere.

Sappiamo bene che il tragitto verso le prossime elezioni amministrative sarà lunga e piena di insidie,, ma vorremmo che fosse chiaro da subito quale tipo di azioni abbiamo in mente per Orta di Atella e che anche i più nobili progetti, per noi, hanno senso se trovano spalle e gambe abituate alla lotta disposte a portarli avanti.

Se predichiamo la discontinuità nessuno si dovrebbe scandalizzare se quella discontinuità la vogliamo applicare a 360°, se pretendiamo una leadership che in nessun modo possa essere affiancata o addirittura sovrapposta alle passate e disastrose esperienze amministrative.

La chiusura di questo discorso non implica per noi la chiusura di tutti i discorsi.

Riteniamo che il tessuto politico e sociale ortese offra ancora tante potenzialità, ci siano molte persone che condividano la nostra stessa lettura della situazione politica attuale, l’accelerazione e la chiarezza che abbiamo preteso dagli incontri con il PD e il PSI nascono esclusivamente da una nostra predilezione alla praticità. Da questo punto di vista abbiamo imparato la lezione di Gramsci al punto da sapere che “a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro”.

Sederci per rilanciare

“Città Visibile” due anni fa è nata per ricostruire, in un paese dilaniato, una coscienza civile che sembrava essere stata seppellita. Il nostro percorso si prospettava lungo e aveva come orizzonte la scadenza naturale di una legislatura amministrativa appena cominciata.

Le cose sono andate diversamente e ci siamo ritrovati il compito non facile di accelerare quel percorso e dare nell’immediato delle risposte. Non vedendo all’orizzonte nessuna traccia di discussione sui reali problemi del nostro paese, abbiamo deciso noi stessi di rappresentare quelle istanze di cambiamento che ardevano come brace sotto la cenere.

Tuttavia se il nostro obiettivo era e rimane l’autosufficienza politica, la realtà immediata ci costringeva, volendo in qualche modo incidere nel reale, di trovare degli interlocutori prossimi politicamente alle nostre istanze. Volendo restare fedeli al nostro modo di fare e di agire, non potevamo sottostare alla logica di decisioni prese da poche persone nel chiuso di una stanza.

Avevamo coscienza che la concertazione era necessaria per portare all’interno del dibattito politico quegli elementi che riteniamo primari e importanti, ma avevamo necessità di un “motivo” per sederci.

Quel tavolo quindi, andava rovesciato e lo abbiamo fatto.

Abbiamo chiesto un atto di trasparenza alle altre forze politiche.

Abbiamo chiesto di portare alla luce la discussione sui contenuti e di poter discutere apertamente e pubblicamente di una piattaforma programmatica che fosse di totale rottura col passato.

Oggi dunque ci troviamo nella condizione necessaria di dover riconoscere che quell’invito da parte del Partito Democratico e del Partito Socialista è stato accolto. Vi è un obbligo, da parte nostra, di dare credito a quelle forze che pubblicamente, oltre al superamento del Piano Urbanistico Comunale, si sono fissati come orizzonte la Municipalizzazione dei servizi e che si sono resi disposti e disponibili a interrompere ogni tipo di rapporto con aziende come la Acquedotti e la C.I.T.E. e che, come noi, vogliono mettere mano radicalmente alla macchina comunale.

Ovviamente, siamo coscienti che l’aderenza programmatica è condizione necessaria ma non sufficiente. C’è ancora una lunga strada da percorrere, lungo la quale si dovranno scegliere uomini che quel cambiamento dovranno incarnare. Figure immediatamente riconoscibili che non lascino adito a interpretazioni sulla natura di una coalizione che ci vedrà come componente solo se avrà il coraggio di rompere con le logiche e le politiche del passato.

Bisogna dare gambe alle idee, ma riteniamo positivo che si arrivi alla definizione di un tavolo di discussione, alla luce del sole e nella trasparenza delle posizioni delle forze coinvolte.

Siamo fiduciosi di poter incontrare, nelle prossime settimane, i rappresentanti del Partito Democratico e del Partito Socialista, per capire se quella scatola, con dentro molte belle parole, sia una scatola vuota o possa diventare la base fondante di un processo costitutivo. Porteremo su quel tavolo lo stesso spirito e le stesse pretese che abbiamo sempre avuto, pronti a rovesciarlo nuovamente, nel momento in cui avremo il presentimento che “cambiamento” era solo una bella parola a cui, in realtà, non si voleva dare sostanza.

Cambiare tutto per tornare normali #rovesciamoiltavolo

Abbiamo cercato nelle ultime settimane di trovare, nel dibattito politico apertosi ad Orta di Atella in vista delle Amministrative 2018, uno spiraglio, un punto di rottura e di cambiamento rispetto agli schemi e all’approccio ai problemi che aveva caratterizzato la politica dell’ultimo ventennio.
Siamo rimasti per lo più a guardare, sperando nell’improvvisa evoluzione verso un approccio che mettesse la città e i cittadini al centro della discussione politica ed invece abbiamo assistito ad una riedizione stantia di vecchie logiche, di vecchi modi di fare: un vero e proprio mercato delle vacche incarnato da residui di vecchia politica, di vecchia nomenclatura ansiosi di candidarsi a sindaco.

Così ci siamo ritrovati noi stessi costretti, nel deserto della rappresentanza, a dover intercettare le istanze di un paese che anela un cambiamento non di facciata, non una rotazione di persone che porti al governo “volti nuovi” che rappresentano però i vecchi interessi di sempre, ma una vera e propria rivoluzione che mettesse in discussione tutto l’assetto politico e culturale di Orta di Atella per come lo abbiamo conosciuto.

La nostra Città, ormai da decenni, viene usata dalla classe politica per perseguire i propri interessi a discapito di quelli di un’intera comunità. Il risultato, che è davanti agli occhi di tutti, è un paese ridotto in macerie, disintegrato nel suo tessuto sociale e culturale.
Occorre ribadirlo: la necessità primaria di Orta di Atella è quella di ritornare ad essere un paese NORMALE.
Ritornare normali è la condizione minima per poter riattivare quelle potenzialità, che pure sono sopravvissute, e che sono indispensabili per uscire dalla palude. Si ritorna normali solo con il contributo di tutti: col contributo innanzitutto della politica, che deve riscoprire la sua vocazione, quella di servire il popolo. Che è tutt’altra cosa dal servirsene.
Si ritorna normali se si ha il coraggio di mettere al centro del proprio operato una rivoluzione sistemica, se si ha il coraggio di dire che nulla di ciò che è stato prodotto dal vecchio ceto politico può essere utile per tirare fuori la nostra città dalle sabbie mobili. Se si ha il coraggio di dire che quella tavola imbandita alla quale è ingrassata una intera classe dirigente va rovesciata.
Riteniamo che l’idea di cambiare tutto per ritornare normali sia il concetto intorno al quale è possibile lanciare un appello a quelle forze politiche che vogliono essere partecipi, finalmente, di un vero processo rivoluzionario.
Per questo il Collettivo Politico – Culturale “Città Visibile” ha ritenuto opportuno capovolgere anche la modalità dei rapporti tra le forze politiche, il dialogo non si rifiuta, sia ovvio, ma non più un dibattito privato tra pochi soggetti che decidono le sorti di un’intera comunità, bensì assemblee pubbliche aperte al popolo e a tutte le forze politiche e sociali; assemblee attraverso le quali tessere le affinità con altri soggetti e arrivare alla definizione di una piattaforma politica chiara e inequivocabile.
Una piattaforma che noi riteniamo debba avere dei cardini imprescindibili:

  • La ristrutturazione della macchina comunale: è inderogabile l’esigenza di una vera e propria operazione verità su larga parte di quell’apparato burocratico che ha condiviso le scelte scellerate che hanno portato alla devastazione del nostro territorio o che, nella migliore delle ipotesi, si è voltato dall’altra parte.
  • Trasformazione radicale del sistema dei servizi attraverso un nuovo processo di municipalizzazione: la messa a punto di una macchina comunale efficiente è propedeutica proprio per questo, Tributi, Acqua e Raccolta Rifiuti devono essere gestite direttamente dal Comune. Si deve far tramontare ogni ipotesi di ri-esternalizzazione della riscossione tributi, bisogna avere una gestione veramente pubblica dell’Acqua e stracciare il Contratto-Pacco che ci hanno rifilato con la CITE
  • Ridefinire un nuovo modello urbanistico: La soluzione ai problemi urbanistici di Orta di Atella non è affatto semplice ma va affrontata con uno studio approfondito svolto da persone competenti e oneste, che non hanno interessi particolari da anteporre al bene della comunità. La politica urbanistica adottata in passato ha lasciato migliaia di famiglie senza casa o con una casa ma in una situazione di indefinitezza e dunque di estrema difficoltà; un’intera città è sorta dal deserto senza servizi e senza un piano di viabilità. A questo quadro fa da complemento la questione del decoro urbano: fogne inadeuate in molti punti della città, tubazioni inesistenti, illuminazione stradale in molte zone assente o inefficiente, strade dissestate, marciapiedi inesistenti o impercorribili, nessuna pista ciclabile, barriere architettoniche e abusivismo diffuso ci consegnano la fotografia di una città invivibile. Senza dimenticare un centro storico che cade a pezzi e che in nessuna delle passate amministrazioni è rientrato in un progetto di sviluppo e rilancio della città e della sua storia antica di 2 mila anni.
  • Educazione al bene comune. Oltre alle tematiche connesse ai servizi, occorre una mappatura degli immobili e degli spazi comunali inutilizzati o in stato di degrado. Per avviare una prima fase conoscitiva di un lavoro più ampio di analisi del territorio cittadino, che abbia la finalità di rigenerare e ricucire il tessuto urbano della città esistente mettendo a disposizione luoghi.

Questi sono i nodi principali, non gli unici, su cui siamo disposti a metterci in gioco e in discussione con chiunque, un programma minimo chiaro che non lasci adito a interpretazioni e con a guida una figura di garanzia, estranea alle vecchie logiche e soprattutto senza nessun tipo di interesse personale da salvaguardare.

Per ritornare un paese normale, ci vediamo sulle barricate

La situazione politica e sociale di Orta di Atella ha bisogno, in questa fase quanto mai delicata, di trasparenza e atteggiamenti chiari e riconoscibili. Mai in politica si dovrebbe preferire l’accordo sottobanco ad un’intesa aperta e stipulata alla luce del sole, ma riteniamo che, in questo determinato periodo storico, questa esigenza sia ancora più urgente.

Tutti sappiamo cosa ha passato il nostro paese sotto l’aspetto finanziario, urbanistico e culturale e parlarne, per quanto qualcuno possa non concordare, non è né superfluo né stucchevole, ma è un esercizio di memoria che serve per costruire il futuro, avendo ben chiaro cosa non vogliamo essere e cosa non vogliamo più fare.

Non è nostra intenzione dividere Orta di Atella in buoni e cattivi, ma non ci si può chiedere neanche di dimenticare il passato con la filosofia del “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, perché noi sappiamo bene che “chi ha avuto” lo ha sottratto alla vivibilità e al patrimonio di un’intera cittadinanza. “Chi ha dato”, ha pagato un prezzo troppo alto.

Il nostro Collettivo ha un nome che è una dichiarazione politica: Città Visibile.

Ci chiamiamo così perché ispirati da un passo de “Le Città Invisibili” di Italo Calvino che parlando dell’Inferno quotidiano suggerisce due modi per uscirne. “Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più” e questo è quello che qualcuno ci invita a fare, “Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Questo il nostro manifesto politico, il criterio con cui ci predisponiamo anche verso le altre forze politiche per costruire un’altra città, una città normale, una città visibile.

Non possiamo avere nulla in comune con quei movimenti e laboratori politici che nascono dopo “serie e stringenti riflessioni” ma sempre e solo quando si profila la tornata elettorale ed hanno come obiettivo non quello di costruire ma quello di vincere. Non è giusto che questo paese dopo anni sia ancora orfano di proposte politiche e pieno solo di capi bastone e portatori di voti. Non è giusto per Orta di Atella, non è giusto per gli ortesi.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che la nostra Città abbia in sé ancora delle forze inespresse, abbia ancora delle capacità, sia fatta ancora da cittadini disposti a mettersi al servizio del popolo e non abbiano come ultimo scopo quello di servirsi del popolo.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che nella nostra Città ci siano ancora delle energie figlie di quella politica che preferiva l’interesse pubblico a quello privato, le idee e la sfida di una proposta politica ai voti che un singolo “signore dei voti”  possa portare in dote.

Non possiamo avere nulla in comune perché crediamo che il popolo ortese abbia la voglia e la necessità di fare una scelta politica chiara e culturalmente onesta e siamo convinti che la proposta che vogliamo costruire possa avere questi requisiti.

Non possiamo e non vogliamo avere nulla in comune con le “gioiose macchine da guerra”, ma vogliamo invece mettere in comune il nostro tempo e le nostre idee con chi voglia condividere con noi un percorso politico che vada oltre questa tornata elettorale e sia legato alle radici culturali di Orta di Atella.

Ci siederemo da persone libere con persone libere, per porre al centro la questione di un paese che prima di tutto va liberato da vecchie trame e da grigi suggeritori che per anni,senza mai esporsi, hanno sussurrato alle orecchie di chi amministrava.

Vogliamo costruire una forza inclusiva, che sia basata sulla politica e sulla credibilità delle persone. Non faremo questioni di lana caprina, a patto che si abbia come discriminante la messa in discussione dei modelli finanziari, culturali e urbanistici che fino all’ultimo PUC hanno spadroneggiato nella discussione amministrativa, con quelle forze che si prefigurano come continuità o addirittura ne vogliono raccogliere l’eredità. Contro questi alzeremo muri e verso queste persone non abbiamo altro da dire che “Ci vediamo sulle barricate”.

Da una parte della barricata

Esiste un momento in cui si tirano le somme.
Quel momento, specialmente in politica, arriva sempre. Prima o poi arriva, c’è solo d’aspettare .
E può essere imbarazzante, perché quando si tira quella linea, le prime cose che si vanno a misurare sono la coerenza e la conseguenza. E la dignità. Esistesse un Tribunale Speciale della Coerenza, della Conseguenza e della Dignità, ad Orta di Atella fioccherebbero le condanne. Una intera classe dirigente di traffichini, mestieranti e saltatori di carri dietro al banco degli imputati.
Ma si sa, quel Tribunale non esiste. Al massimo esiste nella coscienza di ognuno. O almeno così dovrebbe essere.
Non esiste un solo parametro, un solo indicatore di sviluppo che vede, in questi ultimi vent’anni, il segno positivo ad Orta di Atella. Certo, è aumentata la speculazione edilizia, il grado di commistione tra affari e politica, il livello di pervasività della camorra nella gestione della cosa pubblica, la tendenza a saltare da uno schieramento all’altro per mera convenienza, che fosse per una licenza edilizia o per un loculo al cimitero, poco importa.
Una transumanza. Gente che eletta da una parte si ritrova dall’altra. Altri che dopo anni di inettitudine si accorgono, con sgomento, che l’amministrazione è immobile “dedita ai propri affari anziché all’interesse collettivo”. Con l’unico piccolo particolare che chi parla, mentre parla, spesso, in quella amministrazione c’è ancora.
Orta di Atella come laboratorio del grottesco, come luogo incantato dove tutto si può dire e pure il suo contrario. Le parole in libertà vigilata. Ma il momento del redde rationem, del rendere conto, si avvicina. Potrebbe essere domani, tra una settimana, tra un mese. Poco importa, verrà.
E sarà il momento in cui alle parole sciolte dovranno seguire i fatti, gesti conseguenti, la coerenza del pensiero. Il farsi da parte principalmente. Sarà impossibile nascondersi, impossibile negare dove si è stati finora. Da quale parte della barricata. Perché sarà la barricata a distinguere gli uni dagli altri. Da una parte il passato, dall’altra il futuro. Da una parte la stagione grigia, vergognosamente arida, il tempo trascorso invano; dall’altra, “un tempo bellissimo, tutto sudato, una stagione ribelle”,o almeno la possibilità di immaginarlo così.
Da una parte la voce di vecchi padroni che richiamano vecchi lustrascarpe, dall’altra una ventata d’aria buona, una finestra aperta. Da una parte i correi, quelli che ci sono stati, poi no, poi si, poi senza incarichi, poi in dissenso, poi sono rientrati, poi assessori, poi, poi, poi. Dall’altra chi ha scelto da sempre la sua parte della barricata, quella dove si parla di una messa in discussione totale del modello di sviluppo edilizio di Orta, dove si parla di una grande stagione di beni comuni, di diritti e doveri, dove la piramide sociale, così come la conosciamo oggi, va rovesciata.
Il tempo della barricata è vicino. Anzi è arrivato. Arriverà pure il tempo dei tatticismi, delle piroette, del “non c’ero e se c’ero dormivo”. Ma quello non sarà il nostro tempo.

Siamo realisti. Esigiamo l’impossibile

Sembrerebbe un ossimoro. Invece è la realtà. È quello che sentiamo.
Proprio perché siamo con i piedi ben saldi nella realtà nella quale viviamo, esigiamo quello che ormai da decenni appare impossibile.
La sua radicale trasformazione.
Trasformare Orta di Atella.
Trasformarne i rapporti sociali, svincolando l’essere umano dal favore, dalla riverenza perpetua, ancorandolo invece al concetto sacrosanto del diritto e del dovere. Con la sottolineatura di entrambi i termini.
Trasformarne l’etica politica, cancellando dal senso comune l’idea che “così fan tutti”, che non esiste un rapporto di conseguenza tra quello che si dice e quello che si fa, stabilire che il primordiale manifesto politico di un singolo e di un organizzazione è dato da come vive, da quello per cui si batte, da quello per cui lotta.
Trasformarne la percezione che ha di se stessa. Anche a costo di essere brutali. E dunque indagare perché qui si muore di più, come si chiamano le sostanze che ci uccidono, chi è rimasto a guardare. Inchiodare le responsabilità. Noi lo chiamiamo Progetto Veritas.
Trasformare Orta di Atella.
Da città invisibile a Città Visibile. Siamo nati per questo. No, no, nessun delirio di onnipotenza. La consapevolezza di un impegno, di un compito storico, quello si. Perché di quello si tratta e su quello vi invitiamo a darci una mano.

Non pensate che sia venuto il momento di prendere in mano il destino di questa terra, dei nostri figli, di scrollarsi di dosso la polvere di chi ha sempre delegato pensando non fosse cosa sua ed è stato umiliato e offeso?
Chiedere, indagare, fare l’inchiesta. Conoscere qual’è lo stato delle scuole ad Orta di Atella, capire come paghiamo l’acqua e a chi, come viene gestito il ciclo dei rifiuti e come poter tendere all’obiettivo della riduzione ai minimi termini di quello che buttiamo.
“Il futuro non è più quello di una volta” ha scritto un tempo Paul Valery, ed è una frase che torna, eternamente adattabile alle epoche che si succedono. Ma non è così che appare il futuro? Non appare come un gigantesco punto interrogativo? Come uno spazio che anzichè allargarsi si restringe fino a diventare un imbuto.
Va posta dunque la questione del futuro, e dentro di essa una grande, nuova “questione ortese”, nel tentativo di connettere una lettura globale della società devastata dal sistema economico e relazionale del capitalismo dei tempi nostri ad un “che fare” locale, ortese, fatto di “scarpe rotte eppur bisogna andare”.
Questa tessitura non può prescindere dalla Politica. Ma non quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Quella di quelli buoni per tutte le stagioni, di trafficanti e traffichini. Un’altra politica.
Quella di chi si allea con il futuro.