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Referendum: Perché NO!

Il 20 e 21 settembre saremo tutti chiamati ad un appuntamento importante con la Democrazia ma di cui si parla pochissimo: si tratta del Referendum Costituzionale riguardante le modifiche degli art. 56, 57 e 59 della Costituzione che prevede un taglio spropositato del numero dei parlamentari, passando dagli attuali 945 previsti dalla Legge Costituzionale n. 2/1963 a soli 600.

Una riforma che nasce dalla volontà di una ristretta ”casta” politica di ridurre il potere dei cittadini per concentrarlo nelle mani di pochi. Ciò causerà un forte squilibrio della rappresentanza sia per quanto riguarda i territori, sia per ciò che riguarda la tutela delle minoranze, in aperto contrasto con l’art. 6 della Costituzione. 

E’ necessario smentire chi sostiene che tagliare la democrazia significhi tagliare i costi della politica: è un’affermazione falsa! Il risparmio generato dalla riforma non ammonterebbe allo 0,007% della Spesa Pubblica, l’equivalente di 1,60 € a cittadino, il costo di un caffè all’anno! Se i politici ci tenevano così tanto farci risparmiare, perché non si sono ridotti lo stipendio? È davvero necessario ridurre di oltre 1/3 la rappresentanza parlamentare? Chi ci governa, invece di tentare di cambiare la Costituzione a proprio piacimento, dovrebbe pensare a risolvere le gravi difficoltà economiche e sociali in cui versa il Paese. Siamo consapevoli della corruzione dilagante tra le stanze del potere, per questo bisogna applicare le Leggi dello Stato e chiedere l’introduzione di pene più severe.

La verità è che questa Riforma è scritta male, è inutile e deleteria, risponde ad una logica populista e demagogica, non tiene conto delle conseguenze negative che avrà e indebolirà il potere dei cittadini svuotando il ruolo del Parlamento. Questi fattori comporteranno una serie di storture della rappresentanza e un forte squilibrio all’interno del sistema bicamerale. Andiamo a scoprire cosa ci spinge a dire NO!

LE 10 RAGIONI DEL NO!

1. Si tratta di una riforma oligarchica perché consegna la ”cosa pubblica” nelle mani di pochi parlamentari dimezzando il rapporto abitanti/rappresentanti. Verrà eletto un solo parlamentare ogni 151 mila abitanti piazzando l’Italia all’ultimo posto in Europa per tasso di rappresentatività, dopo Turchia, Polonia e Ucraina. Conseguenze negative si avranno anche per ciò che riguarderà la riduzione della quota di rappresentanza dell’Italia all’interno del Parlamento Europeo. 

2. Le decisioni politiche più importanti saranno prese da un gruppo sempre più ristretto di parlamentari. Un esempio? Durante le Commissioni in sede deliberante al Senato solamente quattro senatori decideranno il destino di milioni di persone. 

3. L’elezione del Presidente della Repubblica diventerebbe mercé delle maggioranze parlamentari perdendo così il ruolo di garante super partes. Il Capo dello Stato, privato della sua autonomia, sarà ricattabile dai partiti della maggioranza. 

4. Ci sarà un grave distorsione della rappresentanza al Senato dove, per effetto della modifica dell’art. 57 della Costituzione, verrà infranto il principio di proporzionalità: gran parte dei seggi verranno attribuiti alle liste maggiori a discapito di quelle minori nonostante queste superino lo sbarramento.

5. Sia i parlamentari eletti nella Circoscrizione estero che i Senatori a vita potrebbero risultare decisivi nella formazione e nella tenuta dei governi avendo il potere di ribaltare gli esiti elettorali e provocare instabilità e crisi di Governo.  

6. L’esautoramento del Parlamento e l’assenza di adeguati pesi e contrappesi in grado di bilanciare la minore rappresentanza comporterebbero la comprimissione della volontà dei cittadini nelle aule parlamentari. La democrazia ne uscirebbe fortemente indebolita. 

7. La Riforma concentra la rappresentanza nelle aree più popolose del Paese, soprattutto nelle regioni del Nord come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, a discapito delle regioni del Sud geograficamente più vaste. Un esempio? In Campania il taglio sarà pari al 37% con una perdita di 33 parlamentari che lascerà vasti territori e molti comuni senza rappresentanza. Un problema che si ripeterà in ogni regione e che avrà effetti negativi nelle aree più periferiche, causando gravi distorsioni della rappresentanza nelle province autonome di Trento e Bolzano, contrariamente a quanto prescritto dall’art. 56 della Costituzione.  

8. La riforma non tocca i listini bloccati né è prevista una loro rimodulazione nella nuova Legge Elettorale: i parlamentari continueranno ad essere nominati dalle segreterie di partito, privando i cittadini del diritto di scegliere.

9. Una procedura delicatissima come quella riguardante la Revisione Costituzionale, regolata dall’art. 138 della Costituzione, sarà demandata ad un numero esiguo di deputati e senatori.

10. Viene indebolito il legame tra elettore ed eletto favorendo il distacco dei cittadini dalla vita politica: ciò incrementerà l’astensionismo e alimenterà un forte sentimento di disaffezione nei confronti di un Parlamento di nominati.

Siamo quindi di fronte ad un ”Referendum truffa” che porterà ad un accentramento del potere nelle mani di pochi e che con la scusa di mandare a casa la “casta” non farà altro che rafforzarla. Abbiamo già scongiurato i precedenti tentativi di mortificare la Democrazia, sia da parte di Berlusconi che di Renzi, e lo faremo anche stavolta. I Padri Costituenti scrissero la Costituzione per regalarci un programma che rendesse l’Italia un paese libero, democratico, moderno, con lo sguardo rivolto al futuro, per questo la Costituzione va attuata e non modificata! La nostra è una Repubblica Parlamentare ed è giusto restituire centralità al Parlamento come luogo di rappresentanza dei cittadini. Dobbiamo realizzare i principi della Costituzione mettendo al centro del rilancio del Paese il lavoro, la scuola, la sanità, l’ambiente, la cultura, l’uguaglianza, la solidarietà, la pace e il rispetto tra popoli, ed è per questo che al Referendum del 20 e 21 settembre invitiamo tutti a votare NO!