Un ultimo e definitivo atto d’igiene politica: DIMETTETEVI

Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola, perbacco, e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico.
È un affarista, un disonesto.
— Sandro Pertini

Gli ultimi giorni hanno visto nuovamente Orta di Atella al centro della cronaca giudiziaria. Quello che emerge, in tutta la sua dirompente tragicità, è un disarmante degrado politico e morale, il quadro di un ceto politico ortese abituato alla commistione con zone grigie della società, se non del tutto asservito ad esse.

Fotografia che fa il paio con quella, tutta politica, che ci è stata regalata in occasione dell’ultimo NON consiglio comunale: una faida, una vergogna, uno schifo. In nome della più spudorata difesa delle rispettive posizioni e cariche abbiamo assistito ad un riprovevole balletto sulle macerie di questa città, un balletto che grida vendetta perché certifica, una volta di più, che chi amministra Orta di Atella ha perso completamente il senso della misura, della decenza, ed agisce ormai in esclusivo ossequio alle logiche della guerra tra bande. Il cittadino questo sconosciuto.

Le ultime dichiarazioni di Sergio Orsi nel processo GMC non restituiscono nessun nuovo elemento e purtroppo non rappresentano neanche minimamente il fondo che sicuramente ci dovremmo preparare a toccare nelle prossime settimane. Allo stesso tempo non ci interessa sottolineare o soffiare sul fuoco della situazione giudiziaria dei singoli, innocenti fino a prova contraria. Quello che a noi interessa è il quadro d’insieme, è l’aspetto etico, morale e dunque politico che esso ci offre.

Già sapevamo tutto, ci verrebbe da aggiungere usando una formula di pasoliniana memoria. Perché noi già sapevamo che ad Orta di Atella, da troppi anni ormai, il rispetto anche delle più elementari regole democratiche aveva ceduto il passo al saccheggio scellerato del territorio; già sapevamo che il vassallaggio verso Angelo Brancaccio, praticato senza posa da una fetta consistente della popolazione ortese, politici e non solo, era il frutto calcolato di una complicità interessata; già sapevamo che, ad Orta di Atella, un’etica sana da applicare alla politica era stata sacrificata da tempo per far posto all’uso privatistico degli spazi pubblici. Detto altrimenti, già sapevamo che la nostra cittadina è stata un’incubatrice emblematica di molti di quei mali sistemici che, molto più in generale, riguardano il “fare politica” oggi: affarismo spregiudicato, clientelismo ramificato, consociativismo conservativo. Tutto da verificare, tutto da prendere con le molle, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, molto di quello che sta venendo in superficie non avrà neanche rilevanza penale, ma è indiscutibile che scava un solco e spinge ad assunzioni di responsabilità politiche che riteniamo che non possano più essere rifuggite.

In virtù di questa consapevolezza, il Collettivo Città Visibile chiede le immediate dimissioni di tutti coloro che, organici alla classe dirigente che ha amministrato negli ultimi decenni, ricoprono tuttora cariche politiche ed amministrative. Sulla base di responsabilità politiche incontrovertibili, al netto delle eventuali responsabilità giudiziarie, pensiamo che non sia sufficiente e anzi riduttivo chiudere il conto con vent’anni di devastazione politica e morale della nostra città con l’interdizione dai pubblici uffici di Angelo Brancaccio; noi chiediamo una sorta di interdizione volontaria per tutti coloro che hanno condiviso e alimentato quella stagione politica; per tutti coloro che per vent’anni hanno fatto in modo alternato da “servi sciocchi” a Brancaccio e oggi si nascondono dietro ad imbarazzanti distinguo e si riciclano invocando una fantomatica discontinuità amministrativa. Ma anche per quei volti nuovi che a lui debbono la loro fortuna politica e oggi si atteggiano da oppositori.

Orta di Atella non merita tutto questo fango, non merita un’amministrazione nei fatti commissariata e lo diciamo anche a chi ha gioito, tra i banchi non solo della maggioranza ma anche dell’opposizione, alla notizia del mancato scioglimento da parte del Ministero dell’Interno. Nani politici o semplicemente in malafede non vedono che Orta di Atella è commissariata di fatto; ad Orta di Atella è già impossibile fare l’ordinaria amministrazione, anche reperire la documentazione è stato un problema per l’Organo Straordinario di Liquidazione che nella nota del 2 marzo chiede una proroga al Ministero degli Interni anche in virtù di questo, perché, testualmente, “l’ente è sottoposto a varie ispezioni ministeriali”. In pratica, al Comune c’è la fila, esiste già un commissariamento oneroso dove l’unico atto politico è il pagamento degli indennizzi a fine mese.

Le dimissioni del Sindaco, del vicesindaco e della giunta, come ultimo e definitivo atto di igiene politica di chi ha calpestato qualsiasi concetto di decenza, di dignità, di etica. D’altra parte aveva ragione Borges quando diceva che “forse l’etica è una scienza scomparsa dal mondo intero. Non fa niente, dovremo inventarla un’altra volta”.

Si, dovremo inventare una nuova etica pubblica.

Noi, non voi.

Disamistade – Breve storia di un Non Consiglio Comunale

Poteva essere il Consiglio Comunale dove si discuteva del problema della raccolta rifiuti, un’occasione per spiegare, illustrare responsabilità, capire il percorso che porta un Comune a lasciare sistematicamente dei lavoratori senza stipendio e i cittadini con montagne di spazzatura sull’uscio.

Poteva essere il Consiglio Comunale per metterci la faccia di fronte alla grossolana figura politica e all’approsimativismo dirigenziale che ha portato al sequestro di due auto della Polizia Municipale perchè prive del tagliando assicurativo.

Poteva essere il Consiglio Comunale dell’orgoglio per qualcuno, dopo le dichiarazioni di Sergio Orsi il quale afferma di aver dato una tangente di € 10.000 ad un assessore di Orta di Atella perché lo favorisse negli affari.

Poteva essere il Consiglio Comunale del cambio di passo, della programmazione, dell’apertura della Casa Comunale ai Cittadini, dell’istituzione delle Commissioni Consiliari con l’apporto di Cittadini e Associazioni.

Invece è stata la solita faida.

Una lotta di potere tra un Presidente del Consiglio Comunale che non vuole mollare la poltrona e un Sindaco a cui quella poltrona serve, come gli è servita quella dell’Acquedotti scpa, per blindare un amministrazione traballante che teme l’arrivo della bufera all’orizzonte.

La solita faida, disamistade l’avrebbe chiamata De André, una lotta di poltrone tra gente ormai fuori dal mondo uno spettacolo politico degradante e autoreferenziale di chi non si rende conto che la bufera è già arrivata.

Ambiente, politica, salute: la storia di Roberto Mancini a Orta di Atella

Io, morto per dovere” il libro sulla vera storia di Roberto Mancini, il poliziotto che ha scoperto la Terra dei Fuochi, che ha ispirato la fiction RAI con Giuseppe Fiorello “Io non mi arrendo” sarà al centro dell’incontro organizzato dal Collettivo Politico Culturale Città Visibile in programma per Sabato 02 Aprile dalle ore 17:30 presso la Sala Consiliare del Comune di Orta di Atella.

“Un iniziativa che va nel solco di quanto già organizzato dal nostro Collettivo” ha dichiarato il Presidente di Città Visibile Vincenzo Tosti “Il libro scritto da Nello Trocchia e Luca Ferrari sarà sia un modo per omaggiare una grande persona che molti di noi, attivisti in questi territori, hanno avuto l’onore di conoscere, sia un momento di riflessione e di denuncia, un pretesto per affrontare argomenti come la Terra dei Fuochi e di come la gestione di questa ecatombe ambientale e sanitaria sia stata affrontata con approssimazione e riluttanza non solo dal potere centrale ma anche dalle amministrazioni locali”.

Saranno presenti all’incontro uno dei due autori, Nello Trocchia, cronista per “Il Fatto Quotidiano, l’Espresso e La7 (La Gabbia), la vedova di Roberto Mancini, Monika Dobrowolska, Sandro Ruotolo firma di spessore del Giornalismo Italiano che dal maggio del 2015 vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania e la giornalista del Corriere della Sera Amalia de Simone che modererà l’incontro.

Roberto Mancini era il poliziotto comunista che per primo si è messo sulle tracce dei veleni sversati nella terra dei fuochi. Già 20 anni fa, quando era nella Criminalpol, aveva scovato nomi e trame di un sistema criminale fatto di connivenze tra imprenditoria e camorra, politica e massoneria. I risultati di quell’inchiesta sono contenuti nelle sue informative rimaste a lungo chiuse nei cassetti della Procura Antimafia di Napoli. Roberto Mancini è morto il 30 Aprile 2014 per un tumore contratto durante i sopralluoghi sui terreni avvelenati di Gomorra. È stato riconosciuto dal Ministero dell’Interno come “vittima del dovere”, ma la sua speranza più grande è ancora viva: i suoi rapporti infatti stanno giocando un ruolo fondamentale nel processo contro Cipriano Chianese, l’ideatore dell’ecomafia, sotto accusa per disastro ambientale.

Il volume, nelle librerie dal 12 Febbraio, racconta la vita e le verità di Roberto Mancini attraverso le testimonianze dei familiari, dei suoi amici più cari, dei colleghi di quel periodo e dei suoi documenti d’indagine. Ma mette a nudo anche il silenzio delle istituzioni e l’assenza dello Stato. Roberto Mancini è stato stroncato dalla malattia, ma prima ancora lo hanno ucciso l’indifferenza e l’omertà. Se la sua battaglia umana e professionale fosse stata accolta prima si sarebbe potuto evitare il più grande inquinamento territoriale d’Italia. Il testo contiene anche una lettera di Mancini, che avrebbe dovuto essere l’incipit di un libro che aveva iniziato a scrivere.

Le gambe corte della legalità

Alfano, paladino dell’Antimafia, ha certificato che ad Orta di Atella non c’è (e probabilmente non c’è mai stata) alcuna anomalia democratica. Con una firma, più forte del classico colpo di spugna, ha cancellato mesi di lavoro della Commissione d’accesso. Da questo momento in poi, ogni cosa è normale e le decine di inchieste sul nostro paese, che settimanalmente lo fanno balzare agli onori delle cronache, non hanno intaccato in modo concreto, univoco e rilevante la sua vita amministrativa.

A quanto pare, aveva ragione chi ha fatto finta di niente, chi ha partecipato e ha fatto una campagna elettorale trattando il nostro come un paese normale; tuttavia, non aveva torto chi, per quanto ne dica Alfano, questa anomalia democratica la vedeva eccome.

Certamente non aveva torto chi chiedeva che il Ministero attendesse questo pronunciamento prima di indire nuove elezioni, magari perché quegli elementi di concretezza, univocità e rilevanza gli sembravano abbastanza palesi.

Tuttavia, oggi la nota ministeriale restituisce una verità giudiziaria chiara, per quanto assurda, e offre allo stesso tempo l’opportunità affinché i mille problemi di Orta di Atella tornino centrali. Si rompa l’attesa di chi aspettava che il Ministro facesse il suo dovere e si torni finalmente a valutare l’operato politico di un amministrazione, che se resiste alla prova scioglimento, rischia invece di non sopravvivere allo scioglimento politico della propria maggioranza.

Il nostro Collettivo non pensava che la cacciata dal palazzo per mano del prefetto fosse la soluzione a tutti i mali; certo, ce l’auguravamo. Pur essendo consapevoli da sempre che la rinascita di Orta di Atella passi attraverso la cacciata della vecchia politica dal palazzo per mano dei cittadini, pensavamo che un periodo di reset amministrativo, non condizionato da “cambiali” elettorali da onorare e interessi strani da tutelare, avrebbe fatto bene al nostro paese.

Perché di concreto, univoco e rilevante restano i palazzoni; l’assenza di servizi e di strutture scolastiche; le discariche, i roghi e la spazzatura che tra poco è destinata a restare nuovamente fuori i nostri portoni; il deficit finanziario e una struttura comunale messa alla gogna come modello di assenteismo.

Di concreto, univoco e rilevante resta l’esigenza di un cambiamento che mai come ora dove avere forti e solide basi politiche.

Non ci interessa delle eventuali implicazioni giudiziarie per questi signori.
Noi lavoriamo perchè costoro non vengano più votati. Lavoriamo per creare dal basso un’alternativa che riesca a mettersi alle spalle vent’anni di mala politica.

Al Ministro Alfano è bastata una semplice firma per cancellare mesi di lavoro della Commissione d’accesso; ma non gli basterebbe tutto l’inchiostro o la vernice del mondo per coprire lo scempio e gli sfregi che rovinano la faccia di Orta. Per quello servirebbe la Politica.

Un’altra Politica.

È finito il teatrino!

“Servizio trasporto disabili assente”;
“Banco Alimentare sospeso da 6 mesi”;
“Refezione scolastica che non parte”;
“Aule non a norma nel Centro Pastorale”;
“Stipendi non pagati ai dipendenti della raccolta rifiuti”.

Le motivazioni che hanno portato in questi mesi quattro esponenti della maggioranza a passare in minoranza (e non all’opposizione: opposizione è un’altra cosa…) sono davvero nobili, o meglio sarebbero stati nobili se queste persone fossero degli idealisti che credevano di essersi imbarcati in un’avventura elettorale con Pepe Muijca, salvo poi scoprire che il loro Sindaco altro non era che un novello Caligola.

Purtroppo questa purezza d’animo ai “4 dissociati” non riusciamo a riconoscerla, sia ben inteso non sul piano umano, ma politicamente. Loro sapevano cosa era il carrozzone elettorale che avevano deciso di abbracciare; l’assenza di una programmazione politica di ampio respiro era il cardine del loro programma. Chi ha sostenuto le liste del sindaco Mozzillo (salvo qualche riempilista inconsapevole) era ben cosciente che il loro ruolo altro non era che l’occupazione di un luogo di potere in conservazione di ciò che negli anni precedenti si era fatto: fare la guardia al Piano Urbanistico Comunale e mettere qualcosa a posto in attesa del Commissariamento o, addirittura, nell’attesa che in altri e alti livelli si lavorasse per scongiurare il commissariamento.

Lo stesso Sindaco Mozzillo, che probabilmente riteneva la sua avventura di più breve durata, ad un certo punto si sarà lasciato ingolosire dalla situazione. Egli infatti non ha perso tempo nel costruirsi intorno una cerchia politica che, nelle sue intenzioni, lo avrebbe dovuto accompagnare nel caso questo benedetto scioglimento non fosse arrivato e costruirsi una maggioranza che fosse risicata ma non più ricattabile dai cosidetti dissidenti. Così avrà pensato di poter pagare qualche cambiale elettorale e mandare qualche “pizzino” ai nuovi nemici politici paventando la cacciata della Pubbliservizi.

Ma davvero Orta ha tempo per questo imbarazzante teatrino?

Non sarebbe meglio che, invece delle motivazioni di facciata, questi signori (tutti) si decidessero di farci sapere la reale condizione del nostro Comune? Che queste persone ci facessero conoscere la situazione debitoria, ma anche la situazione strutturale che stiamo vivendo, dato che questa condizionerà la vita dei cittadini per i prossimi 20 anni?

Perché costoro non spiegano ai cittadini come funziona il ciclo virtuoso che dovrebbe portare alla costituzione dei soldi per retribuire i dipendenti della raccolta rifiuti e soprattutto, dove si inceppa questo circuito? C’erano fondi per la creazione di un Polo Scolastico e la ristrutturazione delle strutture scolastiche esistenti? Se sì, che fine hanno fatto questi soldi? Perchè il servizio di mensa scolastica non viene appaltato? Ci sono interessi che non conosciamo?

Questo tipo di denuncia avrebbe fatto dei quattro consiglieri dissociati dal Sindaco, esponenti dell’opposizione e non semplici consiglieri che per calcolo politico passano dalla maggioranza alla minoranza.

Questo tipo di denuncia avrebbe fatto del Sindaco un amministratore con la schiena dritta, che non accetta i dettami di vecchi politici nell’ombra e non un delfino che sogna di diventare squalo.

Questo tipo di denuncia avrebbe fatto di questa Consiliatura un referente decente col quale cominciare a fare un discorso politico; invece, resta la cosa per cui è nata, ovvero il presidio del potere e la tutela degli interessi di pochi. Una perdita di tempo per i cittadini, non certo per loro. Una grande e costosa perdita di tempo.

Orta non è una discarica!

Orta ad oggi è un paese costellato da piccole e grandi discariche; suoli dove viene sversato e a volte bruciato di tutto, soprattutto scarti di lavorazione industriale, pellami e amianto. I componenti del Collettivo “Città Visibile”, già prima che questo nascesse, a vario titolo hanno intrapreso una lotta ferrea contro lo sversamento ed i roghi di rifiuti tossici industriali. Lo hanno fatto riuniti in Associazioni come il Laboratorio di Idee “Massimo Stanzione” e, a titolo personale, nei vari comitati che nell’Agro Atellano si sono costituiti per combattere il fenomeno.

Da sempre la prima preoccupazione di chi conosce il fenomeno degli sversamenti e dei roghi è stata quello di mappare il territorio.

Tuttavia, prima di capire “dove” sono i luoghi oggetti di questa pratica, la frequenza degli incendi, il tipo di materiale presente e il suo grado di nocività, di conoscere il nemico, di studiare e capire il fenomeno, il muro più duro da abbattere è stato trovato in seno alle amministrazioni locali. Nessuna amministrazione nel territorio atellano, infatti, ha mai voluto farsi carico dell’onere di mappare ciò che viene sversato nel proprio territorio. C’è stata quasi sempre una corsa a minimizzare o addirittura a negare il problema, pur di avere alibi per non affrontarlo.

Una delle poche cose decenti che è riuscito a fare il Governo Regionale di Caldoro, sotto la spinta del Coordinamento Comitati Fuochi, è stata la legge 20 dove, tra le disposizioni urgenti, indica ai comuni l’istituzione del registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti, finalizzato ad assicurare una maggiore tutela della salute dei residenti e del patrimonio ambientale e paesaggistico. Il Comune di Orta di Atella, dobbiamo darne atto, seguendo i dettami della Legge Regionale 20/2013, ha messo mano a questo registro.

Tuttavia, la cosa che salta maggiormente agli occhi, è la mancanza nell’ultimo censimento relativo al II semestre 2015 dell’area Eurocompost, area che compare nel censimento precedente relativo al I e II semestre 2013 (dove, nelle note, si evidenzia un ordinanza di sequestro) per poi sparire magicamente. Vogliamo ricordare che l’area è ancora oggi una vera e propria bomba ecologica piazzata a poche centinaia di metri dalle abitazioni e riteniamo assolutamente d’obbligo intervenire con la massima urgenza. Le ordinanze di sequestro in caso di pericolo per la popolazione non liberano l’amministrazione dalle responsabilita. Inoltre, mancano nel registro la località Santo Stefano e la località Cinquevie, dove si segnala una massiccia presenza di amianto.

Ovviamente, non c’è stato un vero lavoro sul campo da parte dell’amministrazione, ma più un collage di vecchie e nuove segnalazioni. Il lavoro sul campo è toccato al nostro Collettivo e noi certamente non ci siamo tirati indietro; d’altronde, non abbiamo fatto altro che continuare a fare quello che facciamo da anni: DENUNCIARE! Oltre alla denuncia però, abbiamo indicato anche da dove attingere per recuperare i fondi messi a disposizione per la Terra dei Fuochi, fondi a cui altri Comuni hanno già attinto. Così, con protocollo 15788 del 29/12/2015 abbiamo documentato le nostre osservazioni per il Registro delle Aree Abbandonate interessate a sversamenti di rifiuti e roghi.

Ci corre l’obbligo morale sottolineare come il problema degli sversamenti sia latitato dall’agenda istituzionale delle ultime amministrazioni, l’Assessorato all’Ambiente si è smosso in rari casi e solo sotto forti spinte da parte di Comitati e Associazioni, non c’è stata mai volontà di affrontare la cosa in modo strutturale anzi a tratti l’attivismo ambientalista è stato più volte diffamato e osteggiato. Da sottolineare che la quasi totalità delle aree censite sono pubbliche, elemento importante in quanto evidenzia la totale responsabilità delle passate amministrazioni, le quali sono state manchevoli ed omissive nella misura in cui hanno consentito che le stesse fossero totalmente abbandonate e continuamente attenzionate da sversamenti. Noi ribadiamo che la prevenzione è importante in quanto in termini di spesa può far risparmiare tanto denaro alle casse pubbliche: ripulire sia l’area PIP che Giardino Ciardulli ha avuto un costo notevole per la comunità, tra l’altro, zone tutto’oggi ancora abbandonate, mai rifunzionalizzate e controllate.

Pensiamo che la legge Regionale 20/2013, nei suoi grandi limiti, offra una possibilità di azione alle amministrazioni, mettendo a disposizione anche dei fondi per l’emergenza. Inutile dire che noi continueremo a vigilare anche sul modo in cui eventualmente verranno usati questi fondi; ma ripeteremo fino alla nausea che, se queste aree non saranno rifunzionalizzate, avranno ancora un futuro da discarica abusiva, come nel caso dell’Area PIP, ripulita dopo insistenti denunce e servizi televisivi che ne hanno documentato il degrado.

Ricapitolando, di queste piccole e grandi discariche ne abbiamo capito la collocazione, abbiamo indicato la tipologia dei rifiuti presenti e indicato i modi per accedere ai fondi per iniziare le bonifiche.

Manca solo la volontà politica: su questo possiamo fare ancora poco. Per ora.

La Peste ad Orta di Atella

Pubblichiamo un estratto de La Peste in cui si parla di Orta di Atella. Il libro, scritto nel 2010 per Rizzoli da Tommaso Sodano, ex presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato, con il giornalista Nello Trocchia, sarà il pretesto per parlare di rifiuti, politica e camorra domani, venerdì 11 dicembre alle 18.30, con l’autore Tommaso Sodano, Stefano Tonziello, Giovanni Salomone e Mario De Michele.

Gli Orsi prima si iscrivono ad Alleanza Nazionale, poi a Forza Italia, infine passano nei Democratici di Sinistra nel 2005, sezione di Orta di Atella. Il ras in quel comune è Angelo Brancaccio. Viene arrestato nel maggio 2007 per la gestione del Comune che aveva guidato per due consiliature (1996-2006); gli contestano, tra gli altri, il reato di corruzione e nel luglio 2009 arriva anche il rinvio a giudizio.

Nel 2001 fu il sindaco più votato d’Italia con il 92 per cento di voti. Nel 2005 fa il salto e diventa consigliere regionale per i Ds, lasciando lo scettro del Comune a un suo fidato sodale, prima che l’ente cada sotto la scure dello scioglimento per infiltrazioni mafiose nel luglio 2008.

Nel decreto di scioglimento vengono censurate le mirabolanti performance di una società di rifiuti e il ruolo di ras esercitato proprio dal Brancaccio: «La Commissione di accesso evidenzia al riguardo che il suddetto amministratore, che ha avuto un ruolo di primo piano nella costituzione di una società multiservizi a capitale misto pubblico-privato, nei confronti della quale sono state evidenziate numerose irregolarità o collegamenti con ambienti controindicati, continua ad avere un’influenza rilevante nella gestione politica dell’ente».

Brancaccio, solo dopo l’arresto, viene scaricato dai Ds, e passa nell’Udeur di Mastella; da consigliere regionale uscente ha deciso di non ricandidarsi. È tornato a casa. Ma non per curarsi della famiglia: fa nuovamente il sindaco a Orta di Atella, eletto nel marzo 2010. E siccome un solo incarico non bastava, è anche consigliere provinciale per l’Udeur e sostiene con i voti e la campagna elettorale il nuovo corso del presidente Domenico Zinzi. Anche Brancaccio appoggia la coalizione che si ispira al rinnovamento e alla nuova Campania.

Alla fine, però, cambia idea. E almeno in consiglio provinciale decide di passare all’opposizione per l’assenza di assessori dell’Udeur nella nuova giunta, targata centrodestra. […]

Pretesti per parlarne: rifiuti, politica, camorra

Si terrà venerdì 11 Dicembre alle ore 18:30 presso il Caffè Mozzillo in P.zza Virgilio a Casapozzano, borgo di Orta di Atella, l’incontro/dibattito Rifiuti, Politica, Camorra, promosso dal Collettivo Politico-Culturale Città Visibile all’interno della Rassegna Pretesti per parlarne.

Il primo pretesto sarà il libro La Peste scritto da Tommaso Sodano con il giornalista de Il Fatto Quotidiano Nello Trocchia, libro che ha dato un contributo enorme nel dibattito attorno al Sistema Rifiuti in Campania che, edito da Rizzoli nel 2010, a 5 anni dall’uscita risulta ancora attualissimo.

La questione dei rifiuti è il secondo terremoto che ha sconvolto la Campania. Di più, è una peste che da camorristi e faccendieri si è estesa a carabinieri, poliziotti, amministratori, politici, industriali. Se la peste ha coinvolto Stato e antistato, maggioranza e opposizione, guardie e ladri, il motivo è che ognuno ha avuto un pezzo di torta da spartire. Dal 2002, con una denuncia sugli appalti dell’inceneritore di Acerra, Tommaso Sodano combatte in prima linea un cancro che si è esteso anche alla politica nazionale. In questo libro, con l’aiuto del giornalista Nello Trocchia, fa luce su fatti e protagonisti: una mafia che si fa imprenditrice, industrie che prima scaricano rifiuti tossici e poi ottengono l’appalto della bonifica, una politica corrotta e onnipotente.

Saranno presenti all’incontro l’autore, Tommaso Sodano, il referente del tavolo tecnico/scientifico dei Comitati che in Terra dei Fuochi lottano contro il Biocidio, nonché esperto del sistema di gestione dei rifiuti Stefano Tonziello e Giovanni Salomone del Collettivo Città Visibile con la moderazione del Direttore di CampaniaNotizie.com Mario de Michele.

Una scelta non causale quella degli organizzatori nel partire da La Peste per andare a scandagliare le relazioni che tengono in piedi questo circuito infernale in un territorio come quello di Orta di Atella che ha legato, suo malgrado, le sue vicende politiche e amministrative a quello del malaffare della gestione della monnezza, una situazione quella ortese d’altronde ampiamente trattata dagli autori nel libro a cui la magistratura sta ancora lavorando per fare chiarezza.

Reddito Minimo di Cittadinanza in Campania

Dopo 20 anni il dibattito sul “Salario Garantito” è ancora attuale?

Pensiamo che non ci sia periodo storico più adatto per quello che non è altro che il cardine di ogni diritto sociale, il diritto a vivere una vita dignitosa!

Se la precarietà con le riforme del mercato del lavoro, che hanno scardinato negli ultimi 10 anni quel minimo di tutela ereditata dagli anni ‘70, diventa strutturale e la disoccupazione, oltre che ad essere un drammatico fenomeno giovanile, si “democraticizza” e diventa tormento per padri e madri di famiglia che possono subirla anche in tarda età, se tale scardinamento dei diritti dei lavoratori esiste, quanto mai diventa attuale la battaglia per il Reddito Minimo di Cittadinanza che rappresenta a questo punto l’unico ammortizzatore sociale valido alla liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro.

Quella sul Reddito Garantito diventa in questa ottica una battaglia di civiltà, il minimo sindacale che la politica potrebbe concedere ad una fascia di popolazione a cui è stato dato il colpo finale col Job Act, che col pretesto di allargare i diritti alle nuove forme di lavoro ha di fatto rappresentato il colpo di spugna definitivo alle tutele sindacali.

Per questo il nostro Collettivo aderisce convintamente alla Proposta di Legge per l’Istituzione in Campania del Reddito Minimo Garantito.

L’iniziativa che abbiamo abbracciato prevede una mensilità da € 583,00 per i cittadini che siano maggiorenni, abbiano residenza nella regione da almeno 12 mesi e un reddito personale imponibile inferiore ai € 7.500,00.

Una misura di libertà e dignità che non si può strumentalizzare con le accuse di assistenzialismo perchè è rivolto ad una fascia di popolazione che non solo è precaria ma che probabilmente non riuscirà mai a vedere nella propria vita qualsiasi reddito da pensione.

Il sito ufficiale dell’iniziativa è questo, mentre la proposta completa la potete trovare qui.

Il nostro Collettivo Domenica 06 Dicembre dalle ore 09:30 sarà presente con un Gazebo informativo in Piazza Virgilio a Casapozzano dove sarà possibile aderire e firmare l’iniziativa di legge. Sarà un momento per il nostro movimento per incontrare i cittadini e discutere delle iniziative in campo e della situazione difficile in cui versa il nostro paese.

Le date per i successivi incontri informativi saranno pubblicate nelle prossime settimane sulla nostra pagina Facebook o su Twitter.

La coperta corta

Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato.
— Antico Proverbio Cinese

Per l’amministrazione Mozzillo è arrivato il momento della mietitura: quello che raccoglieranno però non è quello che hanno seminato ma ciò che, ad ogni modo, hanno contribuito a piantare.

Il dubbio: aspettare il decreto di scioglimento del Consiglio Comunale, che sancirebbe la fine politica di molti dell’attuale amministrazione oppure dimettersi a cinque mesi dalle elezioni, dando nei fatti ragione a chi, fin dall’inizio, aveva denunciato la natura “carnevalesca” dell’ultima tornata elettorale? E attorno a questa coperta che si fa sempre più corta assistiamo, in seno alla maggioranza, ad un teatrino imbarazzante di vecchia politica: tutti contro tutti per cercare di uscire quanto più puliti possibile dalla valanga di fango che sta per essere versata su Orta di Atella.

Un vero e proprio ceto politico tra le mura di viale Petrarca che, evidentemente, non considera  la memoria storica di una popolazione che non può più fingere di non sapere da chi è stata amministrata negli ultimi venti anni e che deve riconoscere dietro le nuove facce pulite le ombre dei vecchi portatori di voti: realmente questi signori credono di potersi riciclare come novelle vergini invocando, ancora una volta, la scelta del meno peggio?

Sappiamo benissimo quali sono le responsabilità di chi ha amministrato il nostro paese, ma non si può far passare che il tutto sia opera di un uomo solo al comando: c’è un’intera classe politica, tutta rappresentata con volti vecchi e nuovi, nelle liste del sindaco Mozzillo, che ha pari responsabilità; ci sono persone che pur stando fuori dagli organi di governo hanno dettato tempi e modi, condizionato decisioni ed affari e che, oggi, non si possono spacciare come “il meno peggio”.

Di “meno peggio” il nostro paese è morto ed è triste che questo non sia stato capito nemmeno dagli esponenti del Movimento 5 Stelle che, trascinati in una guerra tribale, si sono disintegrati in bande che rievocano la Prima Repubblica.

Sono partigiano, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo.
— Antonio Gramsci

Non si può restare indifferenti in questa fase storica, per dirla con Antonio Gramsci.. Bisogna essere in grado di scindere i fatti dalle opinioni e tenere a mente il passato per costruire il futuro. Il Collettivo “Città Visibile” ha scelto di stare dalla parte del nostro paese, delle sue esigenze e di quelle dei suoi cittadini. Ha scelto di spiegare e denunciare quello che accade ora che la nave del potere sta affondando e, come dice lo scrittore, i topi ballano e cercano di salvarsi dal naufragio.

Verrà il tempo della proposta, non ci sottrarremo. Siamo nati per questo. Ma oggi occorre chiarezza ed è simbolico che la chiarezza, nel quadro politico di Orta, la si debba attendere dalla Commissione d’Accesso e dall’Organo Straordinario di Liquidazione. E noi l’attendiamo, non per vendetta e nemmeno per ritorsione.

Perché è venuto il momento di riprendere in mano il telaio del futuro e, sebbene si tratterà di una tessitura lenta e complessa, le forze sane e democratiche di Orta di Atella sono chiamate a assumersi la responsabilità del cambiamento. Non ci sono alternative.

Il futuro è qui.