L’urgenza non può più aspettare

Il fenomeno tristemente noto come “Terra dei fuochi” vede Orta di Atella come un paese totalmente partecipe. Non solo perché lo si è scoperto totalmente privo di quei servizi essenziali capaci di fornire soluzioni adeguate ai cittadini sulle problematiche ambientali, ma anche perché nessuna prevenzione è stata fatta in passato per impedire che le campagne di Orta diventassero una discarica a cielo aperto, una sorta di sversatoio indifferenziato in balia della pubblica inciviltà.
Amministrare bene una città significa innanzitutto conoscerne il territorio, ogni sua zona, ogni angolo della sua periferia.
Cosa che sembra ovvia, ma che è da ritenersi tutt’altro che scontata. Noi del “Collettivo Città Visibile”, abbiamo appurato l’inadeguatezza dei politici riguardo la conoscenza del territorio che amministrano quando gli abbiamo fornito la mappatura dettagliata di tutte le zone del paese a grave rischio ambientale. Noi siamo consapevoli di esserci dentro al problema, e il nostro impegno ha come unica finalità quella di porre un argine definitivo alla deriva ambientale che ha preso il nostro territorio. Dentro questo impegno c’è anche il tentativo di mettere gli amministratori di Orta di Atella di fronte all’imprescindibile responsabilità del fare.
Una cosa urgente da fare è iniziare ad agire concretamente, il tempo per i menefreghismi interessati è finito, occorre fare presto e bene.
Innanzitutto, bisogna circoscrivere prima e bonificare poi le aree a rischio, quindi, vigilare con tutte le modalità e gli strumenti possibili per evitare il ripetersi sistematico di tanto male fatto alla terra.
Come già accennato prima, una mappatura circostanziata sui siti sensibili l’abbiamo già fornita, coadiuvati da esperti in tematiche ambientali e avvalendoci della consulenza legale dell’ACU. Continuando lungo la strada tracciata, abbiamo spiegato al Sindaco perché è urgente iniziare l’opera di bonifica dei terreni e perché non si può più aspettare, fornendo indicazioni precise su quanto può costare il tutto e dove poter reperire i fondi.
Abbiamo offerto collaborazione civica insomma, invitando ad iniziare una politica del fare.
Siamo andati anche oltre, sollecitando gli amministratori a dotare finalmente il Comune di una carta dei servizi adeguata ai tempi.
Con la richiesta di un Tavolo Permanente, intendiamo ridare centralità politica ai servizi essenziali che l’ente Comune è tenuto ad erogare ai cittadini.
La risposta degli amministratori, fino a questo momento, si è ridotta ad un continuo tergiversare, che oscilla tra la buona volontà esternata a parole di trovare una soluzione tempestiva al problema ambientale, ed un’incapacità dimostrata a metterci realmente mano.
Noi continueremo per la nostra strada, trasformando, se sarà il caso, gli inviti a fare a degli obblighi d’indirizzo politico di cui dovranno rispondere di fronte ad alti organi istituzionali per gravi “inadempienze amministrative”.

Intervista a Gaetano Chirico Legale dell’ACU

Cos’è l’ACU ? Come si sta muovendo ad Orta di Atella ?
L’ACU – Associazione Consumatori Utenti – si propone di tutelare il cittadino consumatore, non come soggetto generico, ma come cittadino considerato a 360°, fruitore, cioè, di tutti quei servizi pubblici che gli devono essere erogati per legge. Proprio sulla base di questa ultima considerazione si è avviato una interlocuzione con il Sindaco di Orta di Atella – Giuseppe Mozzillo
Perchè ha deciso di supportare il Collettivo Città Visibile in questa azione ?
In seguito ad un incontro avuto in un convegno con Vincenzo Tosti, Presidente del Collettivo e attivista per l’ambiente, con il quale è poi nata una forte amicizia che ci ha portato ad iniziare una serie di battaglie legali non solo ad Orta di Atella.
Che disponibilità ha incontrato da parte dell’amministrazione comunale nel risolvere il problema ambientale ?
Sinceramente, non mi sento e non mi trovo nella condizione di potermi pronunciare in maniera definitiva al riguardo. Dopo quasi un anno dalla prima diffida ad adempiere rispetto al “Registro delle Aree soggette a sversamento” il Sindaco si è deciso ad avere un confronto con noi e solo in seguito ad una nota del Ministero dell’Ambiente da noi sollecitato. Da una parte ho visto un Sindaco propenso ad avviare un vero e proprio rinnovamento dall’altro questa propensione finora non è sfociata neanche in gesti, per così dire, simbolici. Quindi, dalla interlocuzione avviata, vedremo se si arriverà a dei risvolti positivi o si rimarrà nel campo delle chiacchiere vane.
Si resta in attesa.

Assalto respinto

Il dato certo, inoppugnabile, che emerge dal voto referendario di domenica scorsa è che l’assalto, probabilmente definitivo, da parte del Governo Renzi ad una Costituzione già “sofferente” e sempre in attesa di una sua piena applicazione è stato respinto, ed in proporzioni difficilmente preventivabili alla vigilia.

Certo, vi sono molte cose dentro quegli oltre diciannove milioni di no che hanno segnato la Caporetto di questo governo di saltimbanchi e trasformisti, ed una analisi più approfondita certamente andrà fatta. Quello che tuttavia si può già assumere come elemento valutativo è che, in un colpo solo, è stato respinto il tentativo di mettere mano alla nostra Costituzione e sono state bocciate le manovre iper-liberiste di questo governo, che in un paio di anni è riuscito, con la precarizzazione totale del lavoro e l’affossamento definitivo della scuola pubblica, dove nemmeno la peggiore stagione berlusconiana, di cui peraltro questo governo è figlio illegittimo, era riuscita.

Il NO ha vinto praticamente in tutta Italia, ha stravinto tra i giovani, a dimostrazione che gli espedienti retorici di Renzi si sono schiantati sulla realtà dei voucher e dello sfruttamento sistematico di chi si approssima ad entrare nel mondo del lavoro. Nel Meridione il dato è ancora più netto ed assume un senso preciso se si pensa che il PD ne governa tutte le regioni. Una volta di più una insofferenza manifesta, ed esplosa fragorosamente, nei confronti delle politiche del Governo Renzi, che ha dirottato fondi al Nord lasciando le briciole al Mezzogiorno (tanto per fare un esempio: ferrovie 98%; università 85%).

Una riflessione specifica, seppur breve, merita il risultato maturato ad Orta di Atella, dove ha di fatto assunto proporzioni larghissime a favore del NO. Il Collettivo Città Visibile, da sempre schierato per il NO, ha favorito e promosso, non solo ad Orta, ma anche a Succivo, Sant’Arpino e Cesa, la nascita dei Comitati per il NO ed è stata l’unica forza politica, insieme al Movimento 5 Stelle a schierarsi a viso aperto e limpidamente contro la Riforma Boschi-Renzi-Napolitano.

Un risultato per nulla scontato, se si considera che dall’altra parte, schierato per la Riforma c’era praticamente tutto il panorama politico ortese. Impegnato in effetti in riposizionamenti, valutazioni sul dove si sta più al caldo domani, scommesse sui futuri cavalli vincenti e oin improbabili ed oscene evoluzioni verbali, ma tutto schierato per il SI. Con la particolarità del Partito Democratico, diviso in due per colpire unito con la componente caputiana degli iDem, che si è spesa ed esposta non poco; e poi il Partito Socialista; Deluchiani e amanti delle fritture di pesce; Balene Bianche e quasi tutti gli amministratori, Sindaco in testa, pure lui in cerca d’autore.

Ovviamente nessuno, tra noi, sogna di intestarsi gli oltre 8.500 voti espressi per il NO. Stessa cosa, immaginiamo valga per il Movimento 5 Stelle. È evidente che, nello specifico della realtà ortese questo è stato un voto di popolo, che ha travalicato gli steccati (peraltro piuttosto scorrevoli) dei partiti e ha rifiutato l’idea dell’uomo solo al comando. E proprio in questo dato vi è tutto il simbolismo che assume questo voto a Orta di Atella. Un risultato straordinariamente  significativo per un popolo, come quello ortese, che è ancora lì a leccarsi le ferite provocate  dalla retorica dell’uomo solo al comando dalla quale hanno attinto a piene mani gli amministratori di ieri che poi sono gli stessi di oggi.. Questo è un dato che da speranza!

E se è vero che l’assalto che è stato respinto domenica non restituisce molto in termini di costruzione di quella alternativa che con fatica stiamo praticando anche nel nostro paese, è altrettanto vero che ci dice che esiste un popolo che vuole tornare a partecipare, che vuole provare a respingere l’idea di una classe politica che vuole esercitare il potere per il potere.

È guardando a questo popolo che, da domani riprenderemo come Città Visibile a tessere quel filo rosso che unisce associazionismo, militanza, sindacalismo di base e tutte quelle esperienze che si sono unite per un NO Sociale a questo Referendum.

Festeggiamo questa vittoria, dunque, ma nella consapevolezza del domani duro, di lotta e di lavoro, che attende tutti noi.

In morte di Fidel Castro. Rivoluzionario.

Nei tempi in cui viviamo, dove non si nega a nessuno la possibilità di tracciare bilanci e promuovere o bocciare esperienze che hanno cambiato la storia; dove un Saviano qualsiasi può esprimere liberamente le sue enormità da intellettualoide tuttologo esperto in decontestualizzazioni e luoghi comuni, proviamo anche noi, come Collettivo, come uomini e donne che stanno insieme nella pretesa, in sè fisiologica e assurda, di modificare l’esistente, a raccontare cosa ha rappresentato, e cosa rappresenta, per noi Fidel Castro.
Nessuno di noi appartiene a quella generazione che ha vissuto coscientemente la Rivoluzione Cubana, ma ognuno di noi ha letto, magari di notte, di quando Fidel, Ernesto e Camilo guadagnavano metri e speranza sulla Sierra Maestra. Ed ognuno di noi si è emozionato per quel testardo e insopprimibile anelito di giustizia e di libertà che lentamente andava riaffermando l’autodeterminazione dei popoli, e in un tutt’uno, spazzava via il concetto che un piccolo paese potesse essere il bordello di un grande paese. Siamo cresciuti contando le volte che gli Stati Uniti hanno cercato di assassinarlo, Fidel, ma Fidel ogni volta nasceva di nuovo, e tutte le volte che a Cuba non arrivavano libri, medicine e bulloni per via di un embargo che ogni anno, per più di cinquant’anni, hanno votato Stati Uniti, Israele e Micronesia. E Cuba è rimasta lì, e ha resistito.
Ridurre la vicenda di Fidel nel recinto della Guerra Fredda è fuorviante, è un espediente utilizzato dai suoi critici, quelli che hanno tentato in tutti i modi ed in ogni luogo di etichettarlo come filosovietico, epigono tropicale dei socialismi reali dell’est europeo. Niente di tutto questo. Certo, da comunista, da antimperialista, tra Stati Uniti e Unione Sovietica aveva ben chiaro da che parte stare, ma Cuba non è crollata nel 1989, e son passati ventisette anni.
Ha rappresentato un riferimento per tutto il continente latinoamericano, Fidel Castro, anche per chi ha rifiutato di adottarne il modello, come Salvador Allende, ma perseguiva lo stesso fine, il socialismo. È stato un riferimento per tutti quei popoli, dal Venezuela al Cile, dalla Bolivia al Nicaragua, dall’Argentina al Salvador che, in tempi diversi hanno tentato di uscire dal corile di casa degli Stati Uniti. Ma è stato un riferimento anche per noi quaggiù, almeno per quelli che non si arrendono alla dittatura del capitale e non ritrovano in questa Europa opulenta ed ottusa che sta morendo di neoliberismo ed ipocrisia. Quella Europa che s’indigna per i balseros cubani ma poi respinge quelli che attraversano il mare per sfuggire alla fame e alle guerre che lei stessa fomenta. Ah la democrazia!
È stato un modello ed un compagno di lotta per Nelson Mandela, il quale più volte affermò, come ben ricorda Gennaro Carotenuto, che senza la Rivoluzione cubana, senza la volontà politica di Fidel Castro, senza il sangue di migliaia di combattenti cubani, oltre che degli angolani dell’MPLA di Agostinho Neto, delle milizie armate del suo African National Congress e dei namibiani della Swapo, l’apartheid non sarebbe finita. L’apartheid non finisce perché finisce la guerra fredda o per un atto lungimirante dei buoni razzisti come in Occidente piace pensare, ma perché fu sconfitto militarmente a Cuito Cuanavale, nella più grande battaglia campale in territorio africano dalla fine della seconda guerra mondiale. I cubani vi svolgono, tra la fine dell’87 e l’inizio dell’88, un ruolo decisivo e lì si aprono le porte del carcere dove il “terrorista” Mandela era sepolto da oltre un quarto di secolo. Per Cuba, per Fidel, l’internazionalismo e la lotta al razzismo non erano parole.
Un dittatore. Così i custodi dei diritti democratici definiscono oggi Fidel. Satana, si legge sui cartelli sventolati a Miami da qualche centinaio di esuli cubani, molti dei quali stampano fogli di propaganda pagati dalla CIA. Rivoluzionario, diciamo noi. Con le contraddizioni e le ombre che ogni rivoluzionario, storicamente, porta con sè.
Ma un rivoluzionario, questo è stato Fidel. È stato detto che ha represso la Chiesa Cattolica, ma ben prima dello storico incontro con Wojtila, che in quegli anni peraltro si incontrava pure, ed amichevolmente, con Augusto Pinochet che i dissidenti li sventrava e li lanciava in mare aperto, aveva riaperto gli spazi di libertà religiosa come ampiamente riconosciuto dal Cardinale primate Ortega, che da anni dichiara di non avere alcun conflitto da lamentare con la Rivoluzione. Questo mentre centinaia di religiosi formatisi sull’onda lunga del Concilio Vaticano II e della Teologia della Liberazione, venivano assassinati, non a Cuba, ma nel resto del continente, come Óscar Romero, con il Vaticano che solitamente volgeva altrove il suo ecumenico sguardo e qualche volta giocava a tennis con i carnefici, vedi Pio Laghi con Massera, in Argentina.
Ombre, certo. A Cuba, specie negli anni settanta, vi sono stati costantemente alcune decine e in alcuni periodi alcune centinaia di prigionieri politici. Ma sono poca cosa rispetto a quelli detenuti senza alcuna incriminazione a Guantanamo, alcuni ormai da 15 anni. Certo, pure un solo prigioniero politico è troppo ma fa male ai custodi degli spiriti democratici dover ammettere che non esiste un solo paese del continente americano, Canada escluso, Stati Uniti inclusi, dove i diritti umani siano stati violati meno che dalla “dittatura” cubana in questi 57 anni.
Strano dittatore dunque, questo Fidel Castro. Prendendo ancora una volta in prestito i concetti espressi da Gennaro Carotenuto, è stato il dittatore di quell’unico unico paese del continente americano che non ha conosciuto il termine desaparecidos. Centinaia di migliaia di persone sono state fatte sparire nel frattempo da dittature e democrazie filoamericane praticamente in tutto il continente. “È triste pensare che solo la dittatura di Fidel Castro abbia fatto da argine al crimine contro l’umanità della sparizione forzata di persone e del terrorismo di stato. Senza libertà di stampa, Cuba è pur sempre l’unico paese al mondo dove non è mai stato ammazzato un giornalista. E neanche un sindacalista, laddove in paesi come il Brasile, il Messico, la Colombia ne cade senza rumore uno al giorno”. Diecimila bambini al giorno muoiono di fame, nel mondo, ogni giorno. Nessuno di loro è cubano. Neanche un bambino, infatti, è più morto di denutrizione nell’unico paese che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è libero dalla denutrizione infantile in un continente colmo di terre fertili e acqua potabile ma dove la fame resta una piaga.

E allora vai caro Fidel. Abbiamo sperato insieme a te, cercando di intravedere anche noi, quaggiù, una strada, un sentiero che ci conducesse verso un altro mondo possibile. E sappiamo che c’è, che è possibile. Fosse anche solo per questa consapevolezza, che hai contribuito a formare in milioni di uomini e donne in tutto il mondo, compreso quel punto cementificato e offeso che porta il nome di Orta di Atella, bè, fosse anche solo per questo, stai sicuro Fidel, che si, la storia ti assolverà.

Malapolitica porta a Malascuola. Cronaca di come si uccide il futuro.

Molte strutture non sono a norma, molte sono vecchie. Quelle nuove sono nate già vecchie. Gli ultimi allarmi che gettano ancora sale sulla ferita della carenza strutturale, di un servizio quasi mai degno di uno Stato che si definisce di diritto. A Orta non è cosa. A Orta non è Stato.

E bene fa la minoranza ad incalzare su questa realtà, nonostante l’interessamento sia strumentale ed ogni argomento, ogni problema assume i contorni di una resa dei conti tra vecchi alleati. Bene fa pure la maggioranza, a rassicurare i cittadini ed effettuare i sopralluoghi, anche se alla rinfusa e senza alcuna autocritica che pure s’imporrebbe doverosa dal momento che l’attuale sindaco è stato responsabile dell’edilizia scolastica anche nei decenni passati. Ovviamente fanno bene i genitori a preoccuparsi e a pretendere certezze e garanzie.

Ad Orta evidentemente tutti fanno bene, ma solo la politica può restituire un quadro chiaro della situazione. La politica: questa sconosciuta. La politica intesa nelle sue declinazioni di responsabilità e di programmazione. La responsabilità è quella che questa amministrazione deve assumersi insieme ai propri dirigenti e tecnici nel momento in cui decide di tenere aperta una struttura pubblica; la programmazione è quella che si pretende nella pianificazione di quegli interventi che sono ormai necessari e chissà se sufficienti a rendere “certificabili” gli istituti.

Nulla più e nulla meno rispetto a quello che detta la Costituzione Repubblicana, oggi così tanto amata che molti vorrebbero sfasciarla. Per cui deve essere garantito a tutti un livello di istruzione il più possibile qualitativamente e culturalmente omogeneo nel territorio nazionale.

Cerchiamo di essere chiari: se è vero che non si possono chiudere edifici scolastici che versano nelle stesse condizioni di sempre senza nessun evento rilevante da giustificare misure di emergenza, interrompendo l’anno scolastico di 3.000 alunni, è altrettanto vero che non si può pretendere che nel momento in cui un Tecnico Comunale certifica l’inagibilità di queste strutture si resti immobili facendo finta di niente. Praticamente siamo in attesa dell’evento rilevante.

Non è moralmente e politicamente accettabile restare nella condizione del non volersi assumere la responsabilità tecnica e politica dell’agibilità delle scuole e contemporaneamente non provvedere ad una programmazione degli interventi da effettuare con date certe e con una gestione trasparente da portare a conoscenza della cittadinanza.

Non c’è più tempo, le scorciatoie sono finite. Il Consiglio Comunale del prossimo 18 novembre rappresenta l’ultima occasione per i nostri amministratori per dimostrare di avere un minimo interesse a quello che abbiamo in comune loro malgrado: i ragazzi, il loro diritto allo studio, la loro sicurezza, il loro futuro.

Il sindaco e l’assessore di riferimento relazionino su come intendono intervenire sulle strutture; forniscano una programmazione seria con date certe sugli interventi. Diano il senso di aver finalmente assunto la gravità della situazione e la necessità di uscirne attraverso l’assunzione delle proprie responsabilità passate e di quelle, giocoforza, future.

Non ci si chieda però di sopravvivere anche a questa situazione così com’è, perché non lo accetteremo. Perché a tutto c’è un limite. Perché su questa vicenda il limite ce lo siamo già lasciati alle spalle.

Pretesti per parlarne: incontro con Francesco Pallante

Giovedì 27 Ottobre alle 19:30 si terrà, presso il Chiostro del Convento dei Frati Minori in P.zza San Salvatore a Orta di Atella, la presentazione del libro “Loro diranno, noi diciamo” di Gustavo Zagrebelsky e Francesco Pallante.

All’incontro organizzato dal Collettivo Politico Culturale “Città Visibile”, all’interno della rassegna “Pretesti per Parlarne”, parteciperanno l’autore Francesco Pallante, professore di Diritto Costituzionale presso l’Università di Torino e Giuseppe Cerreto, del Collettivo Città Visibile e responsabile del Comitato Atellano per il NO. Modererà l’incontro Renato Briganti, professore di Diritto Pubblico.

Loro diranno, noi diciamo è un libro quanto mai attuale, che servirà da spunto per parlare di politica, Costituzione e soprattutto del Referendum Costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci il 4 Dicembre.

Nel saggio, diventato il manifesto delle ragioni del NO alla riforma, gli autori argomentano contro le modifiche della Costituzione – di cui si vorrebbero cambiare ben 47 articoli (oltre un terzo del totale) – e contro la legge elettorale, per il rinnovamento di una democrazia partecipata. Oltre alle critiche di merito (contraddizioni, errori concettuali, complicazione del sistema), vengono messe in evidenza le forzature procedurali che hanno connotato il percorso di approvazione delle due leggi. Ne emerge un quadro tutt’altro che rassicurante: le nuove regole del gioco politico risultano essere, a giudizio degli autori, sempre più un’imposizione unilaterale basata su rapporti di forza incostituzionali – leggi approvate in tutta fretta e al costo di qualunque forzatura.

Il libro si chiude offrendo al lettore il confronto, articolo per articolo, del testo della Costituzione vigente con quello che scaturirebbe dalla riforma. Ciò allo scopo di offrire al cittadino una chiara visione d’insieme del nuovo dettato costituzionale.

Una presentazione che va nel solco dell’impegno nella campagna referendaria per il NO, nella quale il Collettivo Città Visibile è impegnato, essendo tra i promotori del Comitato Atellano per il NO.

Roghi e Discariche ad Orta. Noi non ci fermiamo!

Per il nostro Collettivo che è nato da persone, attivisti e militanti, che della battaglia in Terra dei Fuochi ne hanno fatto una ragione di vita, la questione ambientale non poteva essere una marchetta di propaganda per piazzare una bandierina su un tema che riteniamo centrale o che almeno dovrebbe essere tale nella discussione politica di Orta di Atella.

Con questo spirito il 29/12/2015 protocollammo le osservazioni al Registro delle Aree interessate da abbandono e roghi di rifiuti e seguendo lo stesso spirito il 05/07/2016, stante l’immobilità nell’adozione di qualsivoglia azione diretta a bonificare le Aree oggetto del Registro protocollammo un’instanza di sollecito al Sindaco di Orta di Atella al fine di dare effettiva attuazione a quanto previsto dalla già limitate Legge Regionale 20/2013.

Sono passati 9 mesi dalle prime osservazioni, 6 mesi dall’istituzione del Registro e 2 mesi dalla nostra istanza di sollecito senza che sia stata fatta nessuna azione significativa ne tantomeno l’amministrazione abbia posto seriamente la questione nella discussione politica, non c’è stata una programmazione degli interventi, non c’è stato un incontro, non sono state date rassicurazioni e non sono state date nessun tipo di prospettive per la risoluzione del problema, l’unica cosa “seria” che è avvenuta è stato l’ennesimo mega rogo a San Pancrazio a cento metri dal Sindaco e l’Amministrazione Comunale tutta riunita per l’inaugurazione del nuovo Cimitero.

Questo è intollerabile!

Per questo il Collettivo Politico Culturale Città Visibile e l’ACU – Associazione Consumatori Utenti tramite i propri legali hanno fatto pervenire una Diffida ad Adempiere e una richiesta di azione congiunta relativamente alle aree soggette a roghi e sversamenti oltre che al Sindaco, al Ministero dell’Ambiente, al Commissario per i Roghi in Campania, alla Direzione Generale per l’Ambiente e l’Ecosistema della Regione Campania, al Distretto 18 dell’ASL, alla Campania Ambiente e Servizi spa e all’ANAC.

Orta di Atella non può essere più una discarica!

Chiediamo al Sindaco di attivarsi presso queste altre Istituzioni perché gli diano gli strumenti idonei a far si che si possa procedere alla bonifica dei siti.

Non siamo ciechi e sordi, sappiamo che Terra dei Fuochi è un problema vasto che non può essere scaricato sulle spalle dei Comuni ma ci vediamo e sentiamo abbastanza per valutare l’azione di questa Amministrazione del tutto insufficiente.

Non è stato fatto neanche quel poco che si poteva fare e finché il Sindaco non farà sua questa battaglia andando a bussare a tutte le autorità in grado di intervenire per risolvere il problema noi non ci fermeremo.

Questa è una battaglia che abbiamo intenzione di vincere.

Ci vediamo tra 20 giorni!

NO! al Referendum Costituzionale – assemblea aperta

Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare libertà e dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.
― Piero Calamandrei

Con la Riforma Costituzionale e la Legge Elettorale il Governo vuole svuotare la democrazia e indebolire la Costituzione: è nostro dovere di liberi cittadini e cittadine dire NO! allo sciacallaggio dei nostri diritti.

La Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza e dalla Liberazione dal nazifascismo, rappresenta il punto più alto della convivenza libera e civile nel nostro Paese in quanto regola diritti e doveri di ogni cittadino. Nasce dunque con lo scopo di salvaguardare diritti e libertà democratiche ed evitare ogni pulsione autoritaria dello Stato. Solidarietà, uguaglianza, giustizia, libertà, laicità sono i principi su cui si regge la Carta Costituzionale e rappresentano la linfa vitale della democrazia: senza di essi la coesione sociale non esisterebbe e si correrebbe il rischio di regalare la società in mano a pulsioni pericolose, violente e disgregatrici.

Tutelare la Costituzione e la democrazia significa garantire la sovranità popolare e ridare voce agli uomini e alle donne per liberarli da oppressione e ingiustizia: diciamo con forza il nostro NO! a quello che è un vero e proprio furto della sovranità e della democrazia. Come cita l’Art. 1 della Costituzione «la sovranità appartiene al Popolo» e non di certo ad una manica di nominati e corrotti che siedono tra gli scranni del Parlamento dando seguito ad interessi di banche, lobbies economiche e affaristico-finanziarie, poteri forti e grandi corporations, ignorando completamente le esigenze di un popolo che ha pagato sulla propria pelle il prezzo di una crisi generata da malaffare, corruzione e scelte economiche del tutto sbagliate.

Il voto referendario è alle porte. E’ nostro dovere di cittadini non restare a guardare: bisogna agire per riprenderci tutto ciò che è nostro, per questo Martedì 19 Luglio alle ore 20:30 ci incontreremo presso la sede del Collettivo Politico Culturale Città Visibile in Piazza Pertini per unirci assieme alle forze politiche, sociali, culturali, associative, sindacali e liberi cittadini che dicono NO! allo scempio della democrazia e della Costituzione.

Orta è ancora una discarica

A sette mesi dai prospetti redatti dall’ufficio tecnico con l’indicazione delle aree pubbliche e private dove si sono verificati abbandoni o roghi di rifiuti, a sei mesi dalle nostre Osservazioni in cui a quel prospetto indicavamo altre aree non inserite e comunque interessate dal fenomeno, a tre mesi dalla delibera di Giunta n. 18 che approvava il registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti siamo tornati sui luoghi delle discariche per appurare che tutto è come prima.

Dobbiamo constatare che l’Amministrazione Comunale non solo è stata deficitaria ma ha totalmente ignorato il problema e mentre il Sindaco inaugurava con appena 20 anni di ritardo l’inizio dei lavori del Cimitero Comunale a San Pancrazio, a 100 metri bruciava di tutto.

Un inferno a cui non si è voluto mettere mano, un problema che evidentemente non c’è volontà politica di risolvere.

Di fronte a questo immobilismo è stato inevitabile per noi dover protocollare una diffida ad adempiere secondo le Leggi Regionali e dello Stato, chiediamo al Sindaco e alla Giunta Comunale di usare i mezzi messi a disposizione, peraltro limitati, dalla legislazione corrente.

Pretendiamo che questa Amministrazione la smetta di preoccuparsi solo di poltrone, come ha fatto finora con la Presidenza del Consiglio Comunale, come ha fatto con la Presidenza della Acquedotti scpa, come ha fatto con le deleghe illegittime affidate ai Consiglieri Comunali.

Pretendiamo che questi Amministratori che nonostante i tanti anni di vassallaggio risultano ancora improvvisati alla politica, provino a governare se ne sono capaci o se ne vadano a casa.

Pretendiamo un minimo di decenza amministrativa.

Lo stato in cui versano alcune zone di Orta di Atella sono indegne per un paese civile.

Qui il reportage fotografico delle Discariche che sono rimaste tali:

  1. Eurocompost – Coordinate 40.971164N 14.286844 E
  2. Località Masseria San Nicola Coordinate 40.991757N 14.282025 e Località Santo Stefano Coordinate 40.992079N 14.280453E
  3. Località Masseria Barone Coordinate 40.978120N 14.269950E
  4. Prolungamento via Clanio e Località Cervone Coordinate 40.978845 N 14.281503 E
  5. San Pancrazio Coordinate 40.987099 N 14.289073 E
  6. Zona PIP 2 ambito 22 Coordinate 40.978185N 14.272450E
  7. Via Giardino Ciardulli e Località Tavernole Coordinate 40°58’24.1N 14°16’51.8E
  8. Via San Michele Coordinate 40.991446N 14.289611 E

Il documento consegnato al Comune di Orta di Atella, protocollo n. 10102 del 05/07/2016, è scaricabile da qui.

“Quando è troppo è troppo!” Bernie Sanders arriva a Succivo

Quando è troppo è troppo! pubblicato dall’editore Castelvecchi è la raccolta di discorsi del Senatore Bernie Sanders, candidato alle primarie del Partito Democratico americano e curati nell’edizione italiana da Rosa Fioravante che sarà al centro dell’incontro organizzato Martedì 5 Luglio dalle 18:00 presso la sede di SfogliaAtella Lab, al Corso Atella 5 di Succivo, coorganizzatrice dell’evento assieme al Collettivo Politico Culturale Città Visibile di Orta di Atella.

Compiremo un incredibile viaggio in questa “anomalia” tutta americana: il vecchio Senatore del Vermont, nonostante i suoi 75 anni suonati, 35 dei quali passati da militante per i diritti civili e sociali e contro ogni tipo di guerra e discriminazione, riesce a fare breccia nel cuore di centinaia di migliaia di giovani americani, i cosiddetti “millennials” ossia la generazione nata a partire dagli anni 80-90: nata in piena società post-industriale e cresciuta nell’era della rivoluzione digitale è forse la generazione che più di tutte ha sofferto la crisi di fine anni 2000 trovandosi a vivere sotto l’ombra incombente di precarietà e disoccupazione.  

Bernie Sanders, “socialista” per autodefinizione in una realtà come quella americana dove questo termine agita vecchie paure verso un “nemico” che per decenni era visto come una minaccia imminente e usato dalla propaganda per schiacciare il dissenso e giustificare ogni tipo di repressione, ha rappresentato la vera novità delle primarie democratiche, una novità che non si assopisce con l’inevitabile sconfitta contro l’altra contendente democratica alla Casa Bianca Hilary Clinton, sostenuta dall’establishment politico e dalle lobbies economico-finaziarie, e che in qualche modo smonta ogni retorica giovanilistica all’insegna della rottamazione (cfr. renzismo).

Portavoce delle istanze del movimento Occupy Wall Street che ha denunciato al mondo intero ingiustizie e iniquità del capitalismo finanziario e al tempo stesso portatore di una prospettiva di “socialismo democratico”, Bernie Sander ha basato la propria campagna sulla necessità di un nuovo welfare che si occupi di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli, che garantisca cioè una sanità pubblica e gratuita per tutti, la possibilità di accesso all’università anche per gli studenti più poveri e una politica dal basso che sia aperta a tutte le classi sociali e che non sia solo appannaggio per i più ricchi. Un tema cruciale affrontato da Sanders è proprio quello del finanziamento della politica. Il senatore del Vermont è infatti l’unico candidato a non accettare i finanziamenti provenienti dai “SuperPacs”, un sistema che permette ai grandi gruppi finanziari di controllare la politica americana: Sanders accetta solo piccole donazioni da parte dei suoi elettori esercitando così una politica libera da ogni condizionamento esterno.