A che stiamo con gli A.T.O.?

La prima Interrogazione che il 7 Settembre 2018 i Consiglieri Vincenzo Tosti e Marilena Belardo del Gruppo Consiliare "Costruire Alternative" a cui fanno riferimento il nostro Collettivo, demA e Diversamente Ortesi, Vincenzo Russo (Movimento 5 Stelle) e Vincenzo Gaudino (Democratici e Riformisti) hanno protocollato 2 Mozioni e 4 Interrogazioni. 
Le passeremo in rassegna illustrandole e cercando di capire per ognuna cosa ci ha spinto a presentarla.

Prima di tutto un chiarimento: Cosa sono gli A.T.O.?

L’ambito territoriale ottimale (ATO), è un territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, ad esempio quello idrico o quello dei rifiuti . Tali ambiti sono individuati dalle regioni con apposita legge regionale e su di essi agiscono le Autorità d’ambito, strutture dotate di personalità giuridica che organizzano, affidano e controllano la gestione del servizio integrato.

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Acquedotti scpa: chi ci guadagna?

Nelle ultime settimane, la società che gestisce il servizio idrico è balzata agli onori delle cronache per aver arbitrariamente aumentato, se non raddoppiato, le tariffe sull’acqua fornita ai cittadini.

Ma cos’è la Acquedotti scpa e chi c’è dietro di essa a prendere queste decisioni?

Acquedotti scpa è una società consortile a prevalente capitale pubblico, con un socio di maggioranza privato, la Ottogas srl, che detiene il 49% delle quote e il restante 51% in mano a 9 Comuni tra cui Orta di Atella. Quest’ultimo detiene, nella quota pubblica, il maggior numero di azioni con il 37,75%, essendo il nostro Comune promotore della costituzione della suddetta società nel 2001.

Ovviamente la Acquedotti non lavora solo ad Orta ma anche nei restanti 8 Comuni che hanno quote nella società e anche in questi Comuni si è fatto sentire il fenomeno “cartelle pazze” con lo spropositato aumento delle tariffe.

Quindi, questa società lavora come una normale Azienda privata, con un Consiglio di Amministrazione formato da membri dei Comuni con Presidente il delegato di Orta di Atella e un Amministratore Delegato deciso nei fatti dalla società privata. Si gestisce l’acqua come una merce, la si vende si guadagna e si ripartiscono gli utili.

A cosa vuole portare questo ragionamento? Ad una conclusione semplice.

Nella Acquedotti scpa sulla carta comandano i Comuni, il CdA è in mano ad esso, il Presidente del CdA è nominato dal Comune di Orta di Atella quindi le linee programmatiche che l’Amministratore Delegato deve perseguire le decidono i Comuni.
Sulla carta.

Ritornando all’aumento delle tariffe dovuto alla decisione della società di eliminare le fasce di consumo “minimo impegnato” questa risulta essere una decisione avallata coscientemente dalle “quote” pubbliche della Società.

Quindi delle due l’una:

  • o i Comuni, con Orta di Atella in testa, hanno ritenuto di dare queste linee programmatiche circa l’aumento delle tariffe e quindi questa è una decisione prettamente politica a cui l’Amministrazione deve dar conto e deve relazionare ai cittadini
  • o i Comuni in questa Società non contano niente quindi Acquedotti è gestita solo dalla Ottogas srl che ne decide le linee programmatiche. Allora quella che all’apparenza sembra essere una Società Mista a prevalenza di Capitale Pubblico, non è altro che un baraccone nato da un lato per mascherare l’assoluta gestione privata di un bene pubblico e dall’altro per assicurare ulteriori poltrone ai Comuni che di fatto possono contare sull’Assessorato “Acquedotti”.

Perché c’è da dire che questa società ha elargito compensi per il solo Consiglio di Amministrazione e per l’Amministratore Delegato nel 2015 per € 152.912,69 mentre nel 2014 i compensi per CdA, Management, Sindaci Revisori e Comitato Tecnico Consultivo sono stati € 237.560,00. Ora non è chiaro se nel 2015 i Sindaci Revisori e C.T.C. non hanno percepito indennizzi o semplicemente questi non sono stati pubblicati.

A questo punto la domanda è quasi scontata.

Chi ci guadagna dalla gestione del servizio da parte della Acquedotti scpa?

I cittadini certamente no, con le tariffe che in alcuni casi sfiorano i 2 €/mc e con una gestione idrica a dir poco approssimativa.

Cosa garantisce questa gestione privata che una gestione totalmente pubblica, come del resto chiesto dalla maggioranza dei cittadini italiani con un referendum, non possa garantire?

E qui la richiesta non è tecnica ma tutta politica e dalla politica, quindi dall’Amministrazione, pretendiamo una risposta.

Cosa c’è da difendere se il servizio è carente e le tariffe stellari? C’è almeno un tornaconto economico per l’Ente? O si difende solo il privilegio di qualche poltrona in più per qualche amico e qualche amico di qualche ex amico?

Noi la risposta la conosciamo, ma per una volta vorremmo che l’Amministrazione facesse il suo dovere e rispondesse a chi gli paga lo stipendio, ovvero i Cittadini.