Siamo realisti. Esigiamo l’impossibile

Sembrerebbe un ossimoro. Invece è la realtà. È quello che sentiamo.
Proprio perché siamo con i piedi ben saldi nella realtà nella quale viviamo, esigiamo quello che ormai da decenni appare impossibile.
La sua radicale trasformazione.
Trasformare Orta di Atella.
Trasformarne i rapporti sociali, svincolando l’essere umano dal favore, dalla riverenza perpetua, ancorandolo invece al concetto sacrosanto del diritto e del dovere. Con la sottolineatura di entrambi i termini.
Trasformarne l’etica politica, cancellando dal senso comune l’idea che “così fan tutti”, che non esiste un rapporto di conseguenza tra quello che si dice e quello che si fa, stabilire che il primordiale manifesto politico di un singolo e di un organizzazione è dato da come vive, da quello per cui si batte, da quello per cui lotta.
Trasformarne la percezione che ha di se stessa. Anche a costo di essere brutali. E dunque indagare perché qui si muore di più, come si chiamano le sostanze che ci uccidono, chi è rimasto a guardare. Inchiodare le responsabilità. Noi lo chiamiamo Progetto Veritas.
Trasformare Orta di Atella.
Da città invisibile a Città Visibile. Siamo nati per questo. No, no, nessun delirio di onnipotenza. La consapevolezza di un impegno, di un compito storico, quello si. Perché di quello si tratta e su quello vi invitiamo a darci una mano.

Non pensate che sia venuto il momento di prendere in mano il destino di questa terra, dei nostri figli, di scrollarsi di dosso la polvere di chi ha sempre delegato pensando non fosse cosa sua ed è stato umiliato e offeso?
Chiedere, indagare, fare l’inchiesta. Conoscere qual’è lo stato delle scuole ad Orta di Atella, capire come paghiamo l’acqua e a chi, come viene gestito il ciclo dei rifiuti e come poter tendere all’obiettivo della riduzione ai minimi termini di quello che buttiamo.
“Il futuro non è più quello di una volta” ha scritto un tempo Paul Valery, ed è una frase che torna, eternamente adattabile alle epoche che si succedono. Ma non è così che appare il futuro? Non appare come un gigantesco punto interrogativo? Come uno spazio che anzichè allargarsi si restringe fino a diventare un imbuto.
Va posta dunque la questione del futuro, e dentro di essa una grande, nuova “questione ortese”, nel tentativo di connettere una lettura globale della società devastata dal sistema economico e relazionale del capitalismo dei tempi nostri ad un “che fare” locale, ortese, fatto di “scarpe rotte eppur bisogna andare”.
Questa tessitura non può prescindere dalla Politica. Ma non quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Quella di quelli buoni per tutte le stagioni, di trafficanti e traffichini. Un’altra politica.
Quella di chi si allea con il futuro.

Breve analisi di un paese Atellano

Per conoscere un qualsiasi tipo di problema è necessario delinearlo per quello che è e per come può evolvere. Solo conoscendo le cause che l’hanno prodotto è possibile arrivare ad analizzare gli effetti potenziali che può essere ancora capace di produrre.
Volendo mettere in pratica questo intuitivo esercizio critico, e volendo quindi ricondurre il tutto ai moventi primi, partiamo da un semplice esercizio (cosiddetto) di scuola. Su ogni manuale di storia che si rispetti, nello spiegare i mutamenti profondi incorsi all’interno di un’organizzazione sociale più o meno ampia, inseriti in un arco temporale che non è mai inferiore ai 20-30 anni, uno dei parametri più usati è quello del progressivo aumento demografico della popolazione. Posto questo assunto “scolastico”, si consideri poi, con dati empirici alla mano, che Orta di Atella, nel giro di 5-10 (a partire dal 2000 circa), ha conosciuto un incremento della sua popolazione superiore al 100%. Raccogliendo il tutto non dovrebbe risultare difficile affermare che Orta di Atella ha conosciuto una crescita del tutto sproporzionata rispetto al suo assetto urbanistico e alla sua vocazione territoriale. Un paese ferito a morte da colate di cemento che ne hanno mutato la morfologia territoriale e disgregato gravemente lo spirito comunitario.
Queste (in breve) le cause prime radicate nella politica ortese degli ultimi 20 anni (almeno). Quali gli effetti evidenti sull’oggi ?
A nostro avviso, ragionando per astrazione concreta, ci preme evidenziare come una sensazione palpabile di apatia si sia impossessata del paese. E’ come se partisse dalle sue viscere più profonde per restituircelo senza più un’anima qualificante e senza più un’identità riconoscibile. Oggi ci ritroviamo un paese alla deriva. Senza forma.
Tutto è iniziato con una gestione esclusivamente affaristica della cosa pubblica, poi si è proseguito servendosi di due parametri classici nella pratica della costruzione e conservazione del potere : clientelismo funzionale ed assistenzialismo servile. Il risultato, l’unico possibile date le premesse, è stato un territorio fatto laboratorio di una lottizzazione selvaggia senza precedenti, grazie anche alla complicità interessata di larga parte della sua popolazione. Un paese cresciuto in una maniera assolutamente disordinata, allineato alle mire speculative della criminalità organizzata. Un urbanista serio ed intellettualmente onesto direbbe che Orta di Atella, da zona dell’ordine rurale con buone possibilità di sviluppo virtuoso del suo territorio, si è trasformato arbitrariamente in zona dormitorio dal destino urbanistico totalmente anonimo, luogo votato alla marginalità coatta, dunque, ricettacolo ideale di ogni forma di virus antisociale.
Orta di Atella è oggi un paese dove tutto o quasi è da rivitalizzare, riqualificare, riorganizzare : mancano i servizi adeguati (salute, scuola, sport, ambiente, politiche sociali) per allinearlo alla crescita abnorme e subitanea che ha conosciuto ; occorrono premesse politiche nuove nella gestione della cosa pubblica per vincere il malcostume diffuso delle pratiche illegali.
Ad Orta di Atella non mancano certo i cittadini animati di buone intenzioni, associazioni di volontariato, compagnie teatrali, musicisti, attori, animatori culturali in genere. Ma è tutto troppo poco e troppo debole, demandato a singoli gruppi che non s’incontrano mai : tanti singoli che non fanno sistema, tanti talenti che non creano spirito comunitario. Tutti abitanti un perenne presente, dimentichi del passato lasciatoci in dote e con scarsa capacità di produrre una buona idea di futuro. La nostra ambizione è proprio quella di riprendere in mano le sorti del nostro domani. Proponendoci come uno spazio catalizzatore aperto a chiunque intenda elaborare una diversa idea di città e un modo rivoluzionato di concepire l’amministrazione della cosa pubblica. Cosa affatto semplice, che necessita di un educazione civica lenta e duratura, e di cui avvertiamo tutto il peso etico. Come anche l’urgenza di fare più di un tentativo. Per questo resistiamo nonostante tutto, abbattendo l’apatia con la passione, lavorando per elaborare soluzioni concrete, per costruire metodiche inclusive. Noi agiamo senza megafono, sotto traccia, con l’ambizione di costruire nel tempo una coscienza politica autenticamente alternativa. L’unica capace di rendere possibile quella pratica della buona politica di cui Orta Di Atella è da troppo tempo orfano. Cambiare lo stato esistente delle cose si può ancora, si può sempre.

L’urgenza non può più aspettare

Il fenomeno tristemente noto come “Terra dei fuochi” vede Orta di Atella come un paese totalmente partecipe. Non solo perché lo si è scoperto totalmente privo di quei servizi essenziali capaci di fornire soluzioni adeguate ai cittadini sulle problematiche ambientali, ma anche perché nessuna prevenzione è stata fatta in passato per impedire che le campagne di Orta diventassero una discarica a cielo aperto, una sorta di sversatoio indifferenziato in balia della pubblica inciviltà.
Amministrare bene una città significa innanzitutto conoscerne il territorio, ogni sua zona, ogni angolo della sua periferia.
Cosa che sembra ovvia, ma che è da ritenersi tutt’altro che scontata. Noi del “Collettivo Città Visibile”, abbiamo appurato l’inadeguatezza dei politici riguardo la conoscenza del territorio che amministrano quando gli abbiamo fornito la mappatura dettagliata di tutte le zone del paese a grave rischio ambientale. Noi siamo consapevoli di esserci dentro al problema, e il nostro impegno ha come unica finalità quella di porre un argine definitivo alla deriva ambientale che ha preso il nostro territorio. Dentro questo impegno c’è anche il tentativo di mettere gli amministratori di Orta di Atella di fronte all’imprescindibile responsabilità del fare.
Una cosa urgente da fare è iniziare ad agire concretamente, il tempo per i menefreghismi interessati è finito, occorre fare presto e bene.
Innanzitutto, bisogna circoscrivere prima e bonificare poi le aree a rischio, quindi, vigilare con tutte le modalità e gli strumenti possibili per evitare il ripetersi sistematico di tanto male fatto alla terra.
Come già accennato prima, una mappatura circostanziata sui siti sensibili l’abbiamo già fornita, coadiuvati da esperti in tematiche ambientali e avvalendoci della consulenza legale dell’ACU. Continuando lungo la strada tracciata, abbiamo spiegato al Sindaco perché è urgente iniziare l’opera di bonifica dei terreni e perché non si può più aspettare, fornendo indicazioni precise su quanto può costare il tutto e dove poter reperire i fondi.
Abbiamo offerto collaborazione civica insomma, invitando ad iniziare una politica del fare.
Siamo andati anche oltre, sollecitando gli amministratori a dotare finalmente il Comune di una carta dei servizi adeguata ai tempi.
Con la richiesta di un Tavolo Permanente, intendiamo ridare centralità politica ai servizi essenziali che l’ente Comune è tenuto ad erogare ai cittadini.
La risposta degli amministratori, fino a questo momento, si è ridotta ad un continuo tergiversare, che oscilla tra la buona volontà esternata a parole di trovare una soluzione tempestiva al problema ambientale, ed un’incapacità dimostrata a metterci realmente mano.
Noi continueremo per la nostra strada, trasformando, se sarà il caso, gli inviti a fare a degli obblighi d’indirizzo politico di cui dovranno rispondere di fronte ad alti organi istituzionali per gravi “inadempienze amministrative”.

Intervista a Gaetano Chirico Legale dell’ACU

Cos’è l’ACU ? Come si sta muovendo ad Orta di Atella ?
L’ACU – Associazione Consumatori Utenti – si propone di tutelare il cittadino consumatore, non come soggetto generico, ma come cittadino considerato a 360°, fruitore, cioè, di tutti quei servizi pubblici che gli devono essere erogati per legge. Proprio sulla base di questa ultima considerazione si è avviato una interlocuzione con il Sindaco di Orta di Atella – Giuseppe Mozzillo
Perchè ha deciso di supportare il Collettivo Città Visibile in questa azione ?
In seguito ad un incontro avuto in un convegno con Vincenzo Tosti, Presidente del Collettivo e attivista per l’ambiente, con il quale è poi nata una forte amicizia che ci ha portato ad iniziare una serie di battaglie legali non solo ad Orta di Atella.
Che disponibilità ha incontrato da parte dell’amministrazione comunale nel risolvere il problema ambientale ?
Sinceramente, non mi sento e non mi trovo nella condizione di potermi pronunciare in maniera definitiva al riguardo. Dopo quasi un anno dalla prima diffida ad adempiere rispetto al “Registro delle Aree soggette a sversamento” il Sindaco si è deciso ad avere un confronto con noi e solo in seguito ad una nota del Ministero dell’Ambiente da noi sollecitato. Da una parte ho visto un Sindaco propenso ad avviare un vero e proprio rinnovamento dall’altro questa propensione finora non è sfociata neanche in gesti, per così dire, simbolici. Quindi, dalla interlocuzione avviata, vedremo se si arriverà a dei risvolti positivi o si rimarrà nel campo delle chiacchiere vane.
Si resta in attesa.

L’Arte e il Culto

L’artista di fama internazionale Lello Esposito arriva con le sue opere al Palazzo Ducale di Sant’Arpino in occasione della rassegna culturale Pulcinellamente, ideata e organizzata dall’unione dei Comuni Atellani.
La mostra intitolata ‘‘Da Maccus a Pulcinella. La metamorfosi di una maschera’’ vuole rappresentare, attraverso le opere pittoriche e scultoree dell’artista partenopeo che vive tra Napoli e New York, un ritorno alle origini e alla tradizione attraverso lo strumento dell’arte contemporanea e riscoprire quel filo rosso che collega la tradizione delle Maschere Atellane alla popolare figura di Pulcinella.
Ma folklore e tradizione non sono che la punta dell’iceberg di un’arte che, nella ricerca del culto, mescola forme e colori di una rappresentazione simbolica: la maschera è la dimensione ancestrale dell’uomo che fatica a nascondere una natura fatta di malinconica rassegnazione di fronte all’ineluttabilità dello scorrere della vita.
Sullo sfondo una Napoli simbolica che vive una metamorfosi immobile, una città kafkiana, sempre uguale eppure diversa, che segna il destino delle genti che si nascondono nel suo ventre: passato e presente si incontrano e si scontrano nella rappresentazione artistica dell’uomo contemporaneo, uno scontro titanico senza vinti né vincitori di cui l’artista porta il peso e si fa portavoce.
La forza viscerale del Vesuvio sta per esplodere in tutta la sua passione mentre Pulcinella è l’anarchico tra gli anarchici, ultimo eroe romantico del suo popolo, libero da ogni schema razionale, risponde alle pulsioni più profonde ed emerge come una lava rossa che da secoli giace nelle viscere della terra e dell’animo umano. Il Pulcinella di Esposito è il Sisifo contemporaneo che sapendo di dover morire, trova la sua liberazione nella sopportazione della vita.
Celebri le parole di Massimo Troisi a riguardo: «Non ho mai visto la mia anima, eppure entrando nello studio di Lello Esposito ne ho sentito l’odore».

Figli di uno sport minore?

Pallamano. Uno Sport semi sconosciuto nel resto dell’Hinterland diventa e rappresenta ad Orta di Atella lo Sport del Popolo. Stagioni esaltanti, quelle degli anni ’80 e ’90 e una ribalta Nazionale che fece sognare molta Gioventù Ortese, poi il dimenticatoio e la dimenticanza fino al ritorno dell’ultimo decennio, gli atleti di ieri si fanno dirigenti, si prendono sulle spalle un movimento che non meritava di morire e lo riportano la dove si era fermato anni prima, ai successi e alla ribalta Nazionale.
Uno Sport bistrattato che non è mai riuscito a diventare anche nelle scelte politiche, punta di diamante di un Territorio, considerato ingiustamente come Sport Minore. Niente a che vedere con l’amato, coccolato e finanziato Calcio sul quale molta politica ha costruito anche consenso elettorale ma che quasi mai ha lasciato ricordi di vittorie e successi e quasi sempre gestioni opache e opere di sperpero pubblico, come lo Stadio Comunale che resta, immutato, vandalizzato e saccheggiato a futura memoria di ciò che è stata la classe politica dell’ultimo ventennio.
Un Campionato di B Mascile e la cantera delle Under 12, 14 , 16 e 18 per l’USCA il tempo sembra non essere mai passato, dalle partite all’aperto della De Gemmis al chiuso del PalaLettieri la Pallamano resta uno dei pochi punti di riferimento per Orta di Atella.
Ma oggi come ieri la partita più importante si gioca con le infrastrutture carenti e a volte fatiscenti.
C’è da affrontare immediatamente la questione della gestione delle strutture pubbliche, come il Parco Giochi e il Palasport, l’amministrazione deve decidere da che parte giocare questa partita e dare finalmente slancio a un movimento che per troppo tempo ha dovuto sbracciarsi per farsi spazio.
Una partita che si gioca sopratutto dalla parte di una gestione pulita e trasparente, nella quale speriamo l’Amministrazione segni nella porta giusta.